1793: la festa della libertà a Notre-Dame-de-la-Raison

È il decadente 20 brumaio dell’anno II (10 novembre 1793, vecchio stile), secondo il calendario repubblicano adottato dalla Convenzione nazionale un mese fa. Una celebrazione particolare si svolge nella cattedrale di Notre-Dame de Paris, ribattezzata per l’occasione Notre-Dame-de-la-Raison.

Da un decennio (dieci giorni), la Convenzione assiste alla nascita di un “torrente” che sfida la religione cattolica, nelle sue stesse fondamenta, il clero e i templi. Delegazioni delle province (Nièvre) o delle periferie (Mennecy-Marat, Ris-Brutus) hanno annunciato l’abdicazione dei loro preti e la secolarizzazione delle loro chiese. Il 17 Brumaio (7 novembre), il vescovo di Parigi, Mons. Gobel, e i suoi vicari vennero ad abiurare, a depositare le loro lettere di sacerdozio davanti alla Convenzione, su iniziativa dei membri della municipalità parigina (la Comune di Parigi) seduti all’Hôtel de Ville, con grida di “Viva la Repubblica! “Nonostante la resistenza delle regioni e delle popolazioni refrattarie, l’ondata di depredazioni, che travolge la Convenzione, è accompagnata da depositi di oggetti e metalli preziosi requisiti nelle chiese da gruppi di sans-culottes, sotto il controllo di comuni e società popolari. I deputati hanno assistito a “mascherate”, prendendo in giro la religione e il culto. Le chiese divennero “templi della Ragione” o della “Natura”. Come tradurre questo movimento nel linguaggio della festa rivoluzionaria? L’inaugurazione di una statua della Libertà era prevista per il Palais-Royal (Palais-Égalité). Una delegazione della Comune ottenne dalla Convenzione che si svolgesse nel recinto della cattedrale di Notre-Dame, il 20 dicembre Brumaio.

Secondo Les Révolutions de Paris, uno dei periodici più letti dell’epoca, che annovera Sylvain Maréchal e Chaumette tra i suoi redattori, la festa fu popolare e impressionante. La cerimonia civica, organizzata dal Comune e dalle sezioni, ha riunito guardie nazionali, artisti e “un popolo immenso” nell’ex cattedrale. La celebrazione ha visto il trionfo della Ragione-Libertà, una bella ballerina (non una statua), viva e vegeta al posto della Beata Vergine. Emerge da un piccolo tempio della filosofia costruito in una montagna al centro della navata. Dall’altare dove siede, indossando un berretto frigio e armata di una picca, assiste allo spettacolo civico. La scuola di musica della Guardia Nazionale, che è diventata un conservatorio di musica, e la compagnia dell’Opera eseguono inni e l’Offerta alla Libertà (vedi il nostro box). Libertà, Ragione, Natura, Verità, Uguaglianza o Repubblica: un’allegoria, una donna dotata di attributi significativi, simboleggia così la rigenerazione rivoluzionaria (futura Marianna?).

Secondo gli archivi parlamentari, “tutto il popolo di Parigi” ha comunicato con le autorità e gli artisti, ha cantato e ballato, in tutta decenza, senza violenza o distruzione. Per altri osservatori, la celebrazione aveva altri significati. Nicolas Rouault, un borghese parigino, deplorava “l’annientamento dei preti, delle chiese e della religione” da parte di “un popolo di atei e pazzi, un popolo che non può essere governato”. Una caricatura tedesca mostra la gioia del popolo e l’iconoclastia degli oggetti di culto: “Cibori e crocifissi, il santo sacramento, casule: tutto è saccheggiato, profanato. Gente sciocca, ascoltate la voce di Dio. “L’ambasciatore americano, Gouverneur Morris, scrive a Jefferson sei giorni dopo: “Questa adorazione scade ora sotto i colpi raddoppiati di quell’anima peculiare dei francesi, il ridicolo. “Per tutti, tuttavia, il giorno fu teatro di un nuovo culto rivoluzionario, quello della Ragione, diverso dal culto dei Martiri della Libertà, che era allora in piena espansione, e dal culto dell’Essere Supremo, che i montagnardi avevano favorito fin dalla Costituzione del Primo Anno (giugno 1793). Dopo questa festa del 20 brumaio, acceleratore della storia, la “decristianizzazione” prenderà tutto, nonostante la condanna dell’ateismo da parte di Robespierre, la proibizione delle mascherate da parte di Danton e la proclamazione della libertà di culto.

Gli storici discutono da un secolo sul significato della Festa della Ragione. Chi erano gli autori e quali erano le loro motivazioni? È un culto ancora intriso di religiosità, anche repubblicana, un passo verso la secolarizzazione della società, o un diversivo che è diventato un “groundswell”, per oscurare la questione cruciale della sussistenza? Questa singolare celebrazione del 20° brumaio, che anticipa un mondo senza dio, senza Cristo, senza chiese, ha avuto luogo duecentoventi anni fa, in un giorno decadente, nel Tempio della Ragione…

Inno alla Libertà Alla fine della celebrazione, si forma una grande processione che accompagna la dea e il suo corteo di giovani donne repubblicane del corpo di ballo, vestite con nastri bianchi e tricolori. Si presenta alla Convenzione per invitarla a partecipare alla celebrazione. Il presidente ha dato a Liberty un bacio “fraterno” nel mezzo della riunione. I deputati (la metà di loro?) hanno poi lasciato il palazzo delle Tuileries e sono andati, in costume, all’Ile de la Cité e all’ex cattedrale, che era diventata per decreto il Tempio della Ragione. Uno spettacolo è dato dagli artisti dell’Opera. Eseguono l’inno alla dea Liberty-Raison di Marie-Joseph Chénier (parole) e Gossec (musica):

Scendi o Libertà, figlia della natura,

il popolo ha riconquistato il suo potere immortale,

Sulle pompose macerie dell’antica impostura, le sue mani innalzano il tuo altare.

Venite, conquistatori di re, l’Europa vi osserva,

Venite sopra i falsi dei, voi, santa Libertà, venite ad abitare questo tempio.

Siate la dea dei francesi!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *