Agen. Clovis Cornillac o il monologo di un pazzo

Clovis Cornillac ha dato uno spettacolo straordinario in occasione della sua visita a Ducourneau dove ha presentato “La Contrebasse” adattato da un testo di Süskind.

Venerdì 22 marzo, il teatro Ducourneau ha accolto Clovis Cornillac in uno spettacolo intitolato “La Contrebasse”. Una vera e propria performance che l’attore ha offerto rimanendo solo sul palco, per un’ora e mezza, rivolgendosi a turno agli spettatori, alla donna di cui è innamorato, al suo strumento e soprattutto a se stesso.

Quest’uomo, avvolto in una camicia a quadri e un gilet di lana, chiuso in un appartamento insonorizzato – vive un’esistenza angusta ma dedicata al suo strumento, il più imponente, il più profondo, quello indispensabile senza il quale l’orchestra non potrebbe suonare: il contrabbasso. L’opera inizia così e prende la forma di un elogio ditirambico. Ma a poco a poco, lo spettatore scopre un uomo nevrotico, alcolizzato, odioso, pieno di risentimento verso questa “bestia rozza e deforme che non suona” a cui ha dedicato la sua vita. Passa progressivamente dalle scuse alle parole più odiose in un’incredibile ascesa di potere. Questo odio si diffonde contro tutti, i compositori, l’orchestra, la donna che ama nell’ombra e persino la musica… e finirà nella follia!

La scommessa del duo Benoin (regista)/Cornillac era audace poiché si trattava di riprendere e adattare il testo di Süskind scritto per Jacques Villeret nel 1981 ed eseguito da quest’ultimo per sette anni. Secondo Bruno Rapin, direttore del teatro, Villeret proponeva vent’anni fa un uomo che impazziva ma provocava l’empatia dello spettatore; Cornillac invece interpreta alla perfezione questa gradazione della follia ma fa del suo personaggio uno schizofrenico spaventoso che alterna la dolcezza alla violenza più inaudita.

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