Articolo (Italiano)

In alcuni casi, l’offshoring è reversibile: questa è la delocalizzazione. Questo è definito sia in senso stretto che in senso lato. In senso stretto, la delocalizzazione è il ritorno nel paese d’origine di unità produttive, di assemblaggio o di montaggio precedentemente delocalizzate in varie forme in paesi a basso salario. In senso lato, la delocalizzazione può essere definita come il rallentamento del processo di delocalizzazione verso i paesi a basso salario, cioè la riconsiderazione delle decisioni di delocalizzazione o la non delocalizzazione dei settori sensibili alla concorrenza dei costi.
Si possono distinguere quattro ondate di delocalizzazione (vedi riquadro 3), corrispondenti a diverse logiche. La prima ondata, apparsa alla fine degli anni ’70 e iniziata dalle multinazionali americane, principalmente nell’industria elettronica e dei semiconduttori, è stata seguita da una seconda ondata di delocalizzazioni da parte di imprese tedesche negli anni ’80 e ’90. Queste delocalizzazioni erano motivate da fattori simmetricamente opposti a quelli che hanno motivato l’offshoring, cioè la riduzione dei costi unitari resa possibile dall’automazione e dalla robotizzazione dei segmenti di produzione e di assemblaggio da un lato, e la riduzione dei costi di trasporto e di transazione in generale dall’altro.
La terza ondata è apparsa a metà degli anni ’90 e corrispondeva alle strategie di ottimizzazione del ciclo del prodotto nelle industrie dei computer, delle telecomunicazioni e della telefonia mobile (vedi casi nel Box 3)…

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