ArticoloDiagnosi delle infezioni materno-fetali da citomegalovirus (HCMV)

L’infezione da citomegalovirus (HCMV) è la più comune infezione congenita di origine virale. È la principale causa acquisita di deficit neurosensoriali. In Francia, circa la metà delle donne incinte non è immune all’HCMV, il rischio di sieroconversione è stimato all’1,6% con un tasso di trasmissione materno-fetale del 40%. La contaminazione fetale è molto rara ma possibile dopo la riattivazione o la reinfezione virale materna. La diagnosi dell’infezione materna primaria da HCMV durante la gravidanza è essenzialmente sierologica, basata sulla rilevazione di anticorpi specifici IgG e IgM, ed eventualmente sulla misurazione dell’indice di avidità delle IgG. La prova dell’infezione fetale è fornita dal rilevamento del DNA virale nel liquido amniotico tramite PCR o dall’isolamento virale in coltura cellulare. La specificità della diagnosi prenatale è del 100%, la sua sensibilità del 90% circa.

Tuttavia, il rilevamento del virus nel liquido amniotico non pregiudica il grado di coinvolgimento clinico del feto. L’infezione materna che si verifica nella prima metà della gravidanza e l’infezione fetale precoce rispetto all’infezione materna sono i principali fattori prognostici conosciuti fino ad oggi. La necessità di altri marcatori predittivi dell’esito fetale ad alto rischio di sequele è reale. Alcuni marcatori come le IgM nel sangue fetale, la carica virale nel sangue fetale o nel liquido amniotico sono suggeriti, ma ulteriori studi sono ancora necessari per confermare il loro valore prognostico.

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