Capitolo (Italiano)

Il termine “ciclotimia” fu introdotto alla fine del XIX secolo da Hecker nel 1877 per designare un quadro clinico paragonabile all’attuale disturbo bipolare di tipo I e poi da Kahlbaun nel 1882 come forma attenuata dello stesso disturbo. Da allora, ha definito un concetto clinico eterogeneo nel corso della storia della psichiatria, cadendo spesso sotto diverse posizioni teoriche. C’è un’opposizione tra la ciclotimia definita come una malattia psichiatrica a sé stante e la ciclotimia definita come una disposizione temperamentale o un disturbo della personalità. Nel primo caso, è generalmente considerato come una forma attenuata di disturbo bipolare dell’umore, con l’eccezione di alcuni autori come Hecker nel XIX secolo o K. Schneider nel XX secolo. Questo è il significato della proposta di Kahlbaun e di quella adottata nel DSM-IV. Al contrario, nel secondo caso, la ciclotimia è considerata come un fattore di vulnerabilità ai disturbi dell’umore o addirittura come un’espressione prodromica di questi ultimi. Questa era la posizione sostenuta da Kretschmer nella prima metà del XIX secolo, quella scelta nel DSM-III e quella adottata nella ricerca sui temperamenti affettivi condotta in particolare da H. Akiskal. Infine, bisogna notare che l’ICD-10 non fa una distinzione definendo la ciclotimia come un disturbo dell’umore che può essere considerato come un disturbo di personalità in alcuni casi.
Quindi, proponiamo in questo capitolo di seguire questa dicotomia, partendo dalla definizione della ciclotimia come un disturbo psichiatrico di Asse I come definito nel testo rivisto del DSM-IV in una prima parte, e poi come un temperamento in una seconda parte…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *