Conservateur des hypothèques (Italiano)

Lo status di conservatore ha alcune delle sue radici nella carica creata dall’editto del 1771.

Molto presto, la tradizione giuridica francese ha riconosciuto il godimento delle libertà naturali da parte dei sudditi del re: il diritto di proprietà occupa il primo posto.

Il sovrano è obbligato a rispettare i contratti conclusi tra i suoi sudditi, e non è da lui che essi traggono i loro diritti. Così per Charles du Moulin, che per primo ha trovato le vere fonti del diritto francese e ne ha stabilito le regole fondamentali, salvo eccezioni legittimate dalla pubblica utilità, il re non può spogliare un suddito del suo diritto di proprietà

Ma al di là di questo riferimento alle pratiche più contestate dell’Ancien Régime, il suo status rientra altrettanto, se non di più, nell’articolo 2 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino.

Dichiarazione dei diritti dell’uomo

La proprietà è un diritto naturale e imprescrittibile, non è di competenza dello Stato, la prova di questo diritto, su iniziativa delle parti, si dimostra davanti al giudice con qualsiasi mezzo, e il suo titolare non ha nulla da temere o da chiedere allo Stato per giustificarlo.

Anche se questo servizio era organizzato dallo Stato, per ragioni di sicurezza pubblica, per mancanza di attori economici che lo sapessero fare, almeno in modo sostenibile, nel corso della storia, nella logica rivoluzionaria, il curatore non poteva, in questa missione avere lo status di funzionario, agiva quindi in nome proprio, con come corollario la sua responsabilità personale, per tutti gli errori commessi da lui e dai suoi dipendenti.

Al confronto, per quanto riguarda la Régie de l’enregistrement, direttamente derivata dagli uffici di insinuazione degli editti del 1539 e del 1581, e ancora più ampiamente dalla Ferme Générale, i conventicole, pur assumendone l’eredità, non esiterebbero a farne, perché esercitano una missione di interesse generale, degli agenti dello Stato.

Il meccanismo istituito dalla legge del ventôse poteva contare solo sulla fiducia che i proprietari terrieri e i rentiers vi riponevano. Dopo il fallimento della Conservation Générale, la necessità di rimettere lo Stato nello schema divenne evidente, per tutto quello che lo Stato e i suoi funzionari non erano i più adatti a ripristinare quella fiducia. Il Direttorio è diviso a livello esecutivo, senza sostegno popolare sia a destra che a sinistra, mentre il paese è in preda a una crisi economica monetaria e sociale senza precedenti. Ha perso progressivamente la fiducia dei futuri utenti del sistema ipotecario ed è costretta a creare un meccanismo per garantire il mercato immobiliare e il credito ad esso collegato, dove il suo ruolo e quello della Régie de l’enregistrement è trasparente. Questa è una delle ragioni che porteranno alle scelte ambigue della legge del 21 ventôse anno VII.

Ma, nel 1799, integrando la conservazione delle ipoteche nella Régie de l’enregistrement, il Directoire, pur non facendo altro che mostrarsi un buon professionista svolgendo un lavoro di sana amministrazione, rafforzava definitivamente l’ambiguità dello statuto.

Gli ufficiali di registrazione, specialisti immobiliari dell’epoca, registravano e raccoglievano nei loro registri e repertori, a fini fiscali, tutti i trasferimenti immobiliari, e l’art. 51 della legge del frimaire an VII prevedeva espressamente, su autorizzazione giudiziaria, il rilascio ai privati delle informazioni necessarie alla costituzione o alla modifica dei diritti di proprietà.

I curatori dei mutui, degli stessi ranghi, hanno provveduto al resto sotto la loro sola responsabilità.

Ma questo sistema, che si basava sulla natura civile della missione del curatore che imponeva questo statuto speciale, è diventato con il tempo e l’intervento crescente dei poteri pubblici nell’esercizio stesso di questa missione, sempre meno leggibile per tutta la società.

Il periodo rivoluzionarioModifica

Nell’editto del 1771, l’acquirente o il creditore non era mai sicuro che la persona con cui stava trattando non avesse già venduto la proprietà ad un altro o che la proprietà non fosse già gravata da altre ipoteche.

Questa questione della pubblicità fondiaria, cioè la messa a disposizione di terzi di certi elementi contenuti nel contratto che lega le due parti nell’atto di trasmissione dei diritti immobiliari, doveva dividere l’opinione e i giuristi durante tutta la rivoluzione e poi il XIX secolo, intorno alla questione della segretezza dei beni.

La scelta dei rivoluzionari è stata quella della pubblicità.

La Convenzione: La fine dell’ipoteca occultaModifica

La tribuna della Convenzione

In base alla Convenzione, la legge del 9 messidor anno III (27 giugno 1795), dedicata alla sicurezza del credito ha abolito il segreto delle ipoteche;”non ci sono ipoteche se non quelle risultanti da atti autentici iscritti in pubblici registri” (articolo 3).

Tutte le ipoteche dovevano essere pubblicate nel comune dove si trovava la proprietà. I curatori erano dotati di registri sui quali registravano, su richiesta dei creditori, le ipoteche che gravavano sugli edifici e fornivano estratti dei registri.

D’altra parte, l’ipoteca rimase generale e la legge Messidor abolì le ipoteche legali dei minori e delle donne sposate.

La legge istituì anche un sistema di ipoteche su se stessi.

Il proprietario di un edificio poteva ricevere una “cédule” che rappresentava il valore dell’edificio, trasmissibile per girata, che poteva poi dare ai prestatori. Questo sistema è stato rapidamente abolito. Promulgato in giugno, l’applicazione del nuovo codice ipotecario è stata sospesa nel dicembre dello stesso anno, con il decreto del 25 Frimaire An IV. Vari decreti successivi rinnoveranno questa misura e il codice ipotecario di Messidor Anno III, non sarà mai attuato. Per quanto questa sospensione riguardava solo la legislazione stessa e l’organizzazione amministrativa prevista dalla legge di Messidor 9 è stata istituita. Ha stabilito, in tutte le città che formano la sede di un tribunale, un ufficio di ipoteche e, a Parigi, un “conservatore generale”. Fu Jean-Baptiste-Moïse Jollivet, ex deputato dell’assemblea legislativa che fu nominato a questa carica con decreto del 1 Termidoro Anno III.

Questa organizzazione, totalmente autonoma dallo stato, sarà soppressa dalla legge del 21 ventôse AN VII che attaccherà definitivamente le conservazioni alla Regie de l’enregistrement.

Il Direttorio: Il Consolidamento della Legge dei TitoliEdit

I cinque direttori in sontuosi costumi con dominanza blu, bianca e rossa
I membri del Secondo Direttorio nel loro costume cerimoniale: da sinistra a destra Merlin de Douai, La Révellière-Lépeaux, Barras, François de Neufchâteau e Reubell.

Il Direttorio assicurò il consolidamento del diritto dei titoli con diversi testi

La legge dell’11 brumaio an VII (1 novembre 1798)Modifica

Questa impose non solo il principio della registrazione delle ipoteche e dei pegni, ma anche la trascrizione degli atti traslativi della proprietà.

In effetti, non era sufficiente per la sicurezza delle transazioni che l’esistenza delle ipoteche fosse nota, era anche necessario che i trasferimenti di proprietà fossero resi pubblici. Senza questo, un individuo che agisce in malafede potrebbe vendere due volte la stessa proprietà o ipotecare una proprietà che ha già venduto.

La legge stabilì che le conservazioni di ipoteche stabilite in ogni distretto tenessero due registri:

  • il registro delle registrazioni per ipoteche e pegni, la cui pubblicità era già organizzata dalla legge dell’anno III;
  • il registro delle trascrizioni sul quale venivano trascritti gli atti che traducevano gli immobili inter vivos e quelli che costituivano diritti reali suscettibili di ipoteche.

Regolava l’opponibilità dei diritti a terzi.

Tuttavia, la trascrizione degli atti traduttivi era solo effimera.

La legge del 21 ventôse Anno VII (11 marzo 1799)Modifica
Minuta della legge del 21 ventôse Anno VII sull’organizzazione della conservazione delle ipoteche e l’attaccamento di queste alQuesta legge completa la legge di Brumaio e attribuisce la conservazione delle ipoteche all’amministrazione fiscale, più precisamente alla Régie Nationale de l’Enregistrement.

Ha posto le basi di un sistema i cui principi fondamentali sono durati fino al 2012.

Alcuni erano in vigore dal 1771, in particolare la responsabilità personale e civile dell’ufficiale di stato civile, la garanzia che l’ufficiale di stato civile è tenuto a fornire e di cui deve fornire la prova depositando una spedizione dell’atto di ricevimento nella cancelleria del tribunale civile del distretto in cui esercita le sue funzioni. L’obbligazione deve essere in beni immobili. Come in passato, rimane esclusivamente assegnato per coprire i danni causati a terzi da errori e omissioni di cui il registrar è legalmente responsabile. Questa assegnazione continuerà per dieci anni dopo la cessazione delle funzioni.

La remunerazione dei curatori per mezzo di un salario pagato in anticipo dai richiedenti esisteva anche nello schema istituito nel 1771, d’altra parte la ripartizione dei proventi della tariffa tra il curatore e l’autorità pubblica è abbandonata, anche se l’istituzione è attaccata al registro.

Questo allegato delle conservazioni delle ipoteche affidò infatti a questa amministrazione la missione di raccogliere tutte le informazioni relative alla proprietà immobiliare (indispensabile all’epoca) poiché a quelle sui trasferimenti immobiliari che raccoglieva a fini fiscali sui suoi registri e registrava sul suo repertorio, si aggiungeva ora la raccolta e la conservazione delle ipoteche.

Ma mentre la consegna delle informazioni relative a queste ultime era aperta, dietro pagamento, a qualsiasi interessato, quella delle informazioni sui trasferimenti, e quindi sulla consistenza delle fortune, era generalmente soggetta, secondo la procedura detta del diritto di comunicazione, all’autorizzazione giudiziaria. Mentre nella disposizione del 1771, i curatori agivano come agenti investiti di una missione regaliana e avevano poteri esorbitanti dal diritto comune, la disposizione del ventôse era molto più restrittiva e la separazione tra missioni regali e civili molto più stagna.

Il Codice Civile Napoleonico (1804)Edit

Prima pagina del Codice Napoleonico (1804)

Il nuovo Codice Civile ritornò ad alcune disposizioni della legge del Brumaio. I suoi redattori mantennero le strutture precedenti, e in particolare:

  • la conservazione delle ipoteche negli arrondissement;
  • la dualità dei registri.

Imponevano, tuttavia, solo la trascrizione obbligatoria delle donazioni e la registrazione di parte dei pegni e delle ipoteche.

In base al fatto che la segretezza delle fortune è un elemento della libertà individuale, i redattori hanno mantenuto solo la trascrizione delle trasmissioni onerose allo scopo di epurarle (e non la trascrizione di tutte le trasmissioni onerose); molte garanzie sono rimaste generali (relative all’insieme del patrimonio di un individuo, e non a un bene determinato) e occulte (non conosciute da terzi).

Il Secondo ImperoModifica

La legge del 23 marzo 1855Modifica

Le vaste transazioni immobiliari e la creazione di società di credito, durante il Secondo Impero, imposero un ritorno alla pubblicità e alla specialità del mutuo.

Lavori notturni in rue de Rivoli, L’Illustration 1854

La legge del 23 marzo 1855 ristabilì la pubblicazione degli atti e delle sentenze che traducevano o costituivano diritti reali, e questo per diverse ragioni:

  • La creazione nel 1852 di società di credito, e in particolare il Crédit foncier de France: hanno richiesto per la sicurezza dei prestiti ipotecari che non solo le ipoteche, ma anche le alienazioni di beni immobili e la costituzione di diritti immobiliari, o le locazioni di più di diciotto anni siano pubblicate;
  • Lo sviluppo della costruzione immobiliare e l’aumento del numero di candidati alla proprietà della casa;
  • Le grandi opere intraprese, a Parigi su iniziativa del barone Haussmann, nominato prefetto della Senna, o nel resto del paese (rete ferroviaria, per esempio);
  • Lo sviluppo del territorio, dovuto al progresso dell’urbanizzazione.

La pubblicità era prescritta non per la validità degli atti, ma solo per la loro opponibilità ai terzi, titolari di diritti registrati concorrenti.

Il regime stabilito dalla legge del 23 marzo 1855 durò un secolo.

Nonostante questa notevole longevità, il sistema non fu immune da critiche. In particolare, è stato visto come incompleto, poiché i trasferimenti per morte e divisione, in particolare, sono sfuggiti alla pubblicità. Era anche visto come insicuro, a causa della natura personale della documentazione (mancanza di un sistema di designazione catastale degli edifici e insicurezza dello stato civile).

La Régie de l’enregistrement e il conservateurModifier

La Direction Générale de l’Enregistrement (essa stessa originata dalla Ferme Générale, dalla quale era stata staccata su proposta di Necker nel 1780 per prendere il nome di “Administration Générale des Domaines et des Droits Domaniaux”) fu creata nel 1790.

Diretta emanazione della monarchia, faceva parte della lunga storia di insinuazioni iniziata con l’Editto di Villers-Cotterêts del 1539.

Fino al 1795, i ricevitori di registrazione istituiti dall’Assemblea Nazionale in ogni capoluogo di distretto gestivano anche gli uffici ipotecari.

Les employés – Houssiaux, tome XI, p. 202

La legge del 9 messidoro anno III riformò questo sistema creando un ufficio autonomo delle ipoteche in ogni città, sede di un tribunale, posto sotto l’autorità di un Conservateur Général di stanza a Parigi.

Il Direttorio rivisiterà questa disposizione e l’articolo 1 della legge dell’11 brumaio precisò che “la conservazione delle ipoteche è affidata alla Régie Nationale de l’Enregistrement”. Le funzioni del Conservateur Général sono di conseguenza abolite.

Un ufficio è stabilito in ogni città con un tribunale di polizia. Essa è tenuta da un agente della Regia avente il rango di Ricevitore.

Edme Bochet, Amministratore della Registrazione e dei Domini, Conservateur des hypothèques sous Louis-Philippe – Dipinto da Ingres nel 1811

Il Conservateur proviene dalla Régie, ma prima di arrivare a questo posto ha dovuto superare le prove iniziatiche del servizio in soprannumero. Tre anni di lavoro, senza stipendio, in un ufficio, un esame annuale, prima, alla fine di questo corso, una possibile integrazione come ricevitore.

Ogni candidato alla posizione soprannumeraria doveva giustificare, tra l’altro, nel 1846, che aveva i mezzi necessari per mantenersi per la durata della posizione soprannumeraria, e che era in grado di fornire una cauzione di 3.000 franchi, quando veniva nominato come ricevitore. Questo importo veniva regolarmente aggiornato, era di 4.000 franchi nel 1885.

I curatori sono scelti tra gli agenti titolari della régie che hanno almeno il grado di ricevitore. Ma non tutti diventano curatori, se non altro a causa dell’ammontare del vincolo imposto loro. Nel 1864 variava, secondo l’importanza degli stipendi del posto tra 12.500 e 100.000 franchi in beni immobili o tra 500 e 8.000 franchi in rendite nominali al 3% sullo Stato.

Nell’esercizio delle sue missioni il curatore ha bisogno di impiegati e altri dipendenti, di cui assume l’incarico sui prodotti che è autorizzato a prendere.

Questo regime soprannumerario sarà progressivamente allentato e gli ultimi interessati saranno titolati da un decreto del 1935.

La fusione delle régies nel 1948 porterà nuove modalità più democratiche di assunzione dei dirigenti A della direzione generale delle imposte. Reclutati attraverso concorsi nazionali, interni o esterni, i dirigenti A sarebbero tutti destinati a diventare curatori di mutui alla fine della loro carriera. In pratica, i lavori dei curatori diventeranno rapidamente uno strumento di gestione per l’alta direzione (Cadre A+) del DGI.

La grande riforma del 1955 e le sue estensioniModifica

I decreti del 1955Modifica

Château d’eau de la Guérinière, Caen (1955 -1957).

Le macerie di Caen.

Dopo la seconda guerra mondiale, lo sviluppo delle operazioni immobiliari legate alla ricostruzione di edifici colpiti da disastri, alla costruzione di abitazioni individuali o condominiali, ai mutui edilizi, alla vendita di appartamenti, al consolidamento urbano o rurale e alle grandi opere pubbliche, ha portato a un notevole aumento degli oneri degli uffici ipoteche, rendendo sempre più difficile il rilascio di informazioni agli utenti in buone condizioni.

In questo contesto economico, si sottolineerà il ruolo del catasto, così come viene rinnovato, nella garanzia giuridica della pubblicità fondiaria.

Infatti, questa istituzione napoleonica, creata tra il 1808 e il 1850, con fini principalmente fiscali (distribuire equamente le tasse accertate sulle proprietà immobiliari), fu originariamente investita di tre missioni:

Il diritto di passaggio della chiesa di Saint-Germain La Châtre sulla mappa catastale attuale.

  • Una missione fondiaria per identificare gli edifici (numero di piano catastale);
  • Una missione tecnica per stabilire e mantenere il piano catastale;
  • Una missione documentaria per diffondere i documenti catastali (microfiches e piani catastali).

Le informazioni così prodotte e comunicate dal catasto sono essenziali per garantire l’affidabilità del dossier immobiliare per quanto riguarda la designazione precisa dei beni e dei diritti reali negli atti che saranno pubblicati dal conservatore delle ipoteche, designazione che deve essere assolutamente conforme ai dati catastali.

Dal 1974, le mutazioni catastali prima effettuate solo su diligenza delle parti interessate sono ora subordinate alla pubblicazione dell’atto che le motiva.

Questo cambiamento ha costituito un passo cruciale nelle relazioni reciproche tra catasto e registro fondiario e sarà una delle novità più importanti della riforma del 1955.

Il decreto n. 55-22 del 4 gennaio 1955, e il decreto di applicazione n. 55-1350 del 14 ottobre 1955, avrebbero portato sia una riforma del diritto civile che una riforma della tecnica di registrazione delle terre.

I principali contributi sono i seguenti:

In termini di legislazioneModifica
Gazzetta ufficiale che pubblica il decreto del 4 gennaio 1955

Tutte le ipoteche, sia legali, giudiziaria o convenzionale, compresa la maggior parte dei pegni (del prestatore di fondi, del venditore, del comproprietario…) devono essere registrati, questo per una determinata somma e su beni immobili ben designati, in conformità alla documentazione catastale;

Il numero di atti soggetti a pubblicazione è notevolmente aumentato;

Le iscrizioni a margine delle registrazioni sono semplificate;

Gli atti da pubblicare devono essere autentici;

I cancellieri hanno i mezzi per rifiutare o respingere gli atti presentati per escludere la pubblicazione di documenti non correttamente redatti, senza tuttavia essere giudici della loro validità.

A livello di tecnica ipotecariaModifica
Riforma del 1955 – I vari record

Viene introdotta una nuova documentazione, facile da consultare, il dossier immobiliare, che comprende tre tipi di record:

Registri personali;

Registri di edifici;

Registri di particelle.

È richiesta una precisa identificazione delle persone e degli edifici;

Il principio dell’effetto relativo, che mette in relazione la catena ininterrotta delle transazioni pubblicate, permettendo al conservatore di controllare l’anteriorità dei diritti: nessun titolo può essere pubblicato se il diritto del disponente o dell’ultimo titolare non è stato a sua volta pubblicato in precedenza o non è pubblicato simultaneamente.

Nota: la riforma del 1955 non ha toccato i tre dipartimenti dell’Alsazia-Mosella che, dalla legge del 1° giugno 1924, sono sottoposti a un regime speciale che conserva l’organizzazione del diritto tedesco (tenuta di un registro fondiario affidato all’autorità giudiziaria) combinato con i principi sostanziali della legislazione francese (pubblicazione ai fini dell’opponibilità ai terzi).

La formalità accorpata – 1969Modifica

La legge del 26 dicembre 1969 migliorò i rapporti con gli utenti istituendo la “formalità accorpata”.

Gli atti notarili che contenevano un trasferimento di proprietà immobiliare erano obbligatoriamente soggetti alla formalità di registrazione.

Questa formalità veniva prima effettuata presso l’ufficio delle imposte dove venivano riscosse le tasse di trasferimento. Poi gli atti sono stati trasmessi al registro delle ipoteche per la pubblicazione e la riscossione dei salari del cancelliere e della tassa di registrazione del terreno.

Con la “formalità fusa”, le due operazioni sono effettuate contemporaneamente al registro delle ipoteche, il che evita un doppio passaggio per gli utenti. Un piccolo numero di atti rimane escluso dalla nuova disposizione.

Al tempo stesso, l’ufficiale di stato civile delle ipoteche vede aumentare le sue responsabilità, aggiungendo una missione fiscale più sviluppata alla sua missione civile.

La nuova legge è entrata in vigore il primo ottobre 1970, e il numero di registri è passato da 294 a 354.

Estensione del ruolo fiscale e creazione del documento ipotecario standardizzato (DHN) – 1998Modifica

Estendendo l’evoluzione iniziata dalla legge del 1969, il ruolo fiscale delle conservatorie è stato esteso agli atti misti, relativi ai beni immobili e mobili, che erano stati precedentemente esclusi, dalla legge del 30 dicembre 1998.

Documento Ipotecario Standardizzato (DNH)

Al tempo stesso, un’importante semplificazione amministrativa è stata portata dalla legge n° 98-261 del 6 aprile 1998, che ha reso obbligatorio l’uso del Documento Ipotecario Standardizzato (DHN).

Per facilitare l’efficienza e la sicurezza della registrazione dei terreni, le disposizioni specifiche di ogni atto sono suddivise in due parti distinte:

  • La prima parte, che sarà pubblicata, deve contenere tutti gli elementi necessari per questa pubblicazione e per il calcolo dei diritti e delle tasse;
  • La seconda contiene le altre clausole non pubblicate.

Questa stessa legge stabilì i principi applicabili ad una gestione informatizzata dei dati ipotecari, in previsione dell’attuazione dell’applicazione informatica, che sarà generalizzata in tutti gli uffici il primo luglio 2003

La continuazione della modernizzazioneModifica

Il dossier immobiliare di ogni conservazione, che era sotto forma di schede di cartone, è stato scannerizzato, in previsione della completa informatizzazione dei registri ipotecari, che, dopo una fase sperimentale in due registri tra il 1996 e il 1998, è stata generalizzata nel 1999 e completata nel 2003. In questa occasione, sono stati scannerizzati circa centottanta milioni di record.

Home page dell’applicazione FIDJI

L’insieme dei software, sviluppati per l’informatizzazione dei flussi, è conosciuto sotto la sigla FIDJI, (Fichier Informatisé de la Documentation Juridique Immobilière).

Al termine di queste operazioni, sullo stesso server, coesistevano due file, quello relativo al flusso, proveniente dall’applicazione FIDJI, e quello relativo allo stock di immagini dei file scansionati, necessario per la conoscenza dei diritti gravanti su un edificio, chiamato Base Autonoma d’Immagine (BIA)

Durante il 2004, è stata avviata un’operazione di dematerializzazione degli atti e microfilm rilegati in un unico database Hyposcan. Questa operazione è stata completata nel corso del 2013.

La modernizzazione della registrazione dei terreni è proseguita con lo sviluppo della trasmissione dematerializzata degli atti e delle richieste di informazioni tra gli uffici notarili e gli uffici ipoteche, attraverso la generalizzazione, dal 2007, dell’applicazione Télé@ctes.

Alla fine del 2012, più del 44% dei dieci milioni di formalità annuali sono state trasmesse dagli uffici notarili in modo dematerializzato grazie a questa applicazione.

I guadagni di produttività e di spazio legati a queste operazioni avranno permesso alla DGI di ottimizzare il suo patrimonio immobiliare, contribuendo all’attuazione delle riforme strutturali che stava perseguendo allo stesso tempo. Inoltre, avranno permesso di far fronte all’aumento dei flussi, di migliorare significativamente i tempi di consegna delle informazioni, pur sopportando, tra il 1998, anno 0 dell’informatizzazione e il 2012, anno della fine dello statuto di curatore, 2201 tagli di posti di lavoro collaborativi che rappresentano, a livello nazionale il 38% del personale di bilancio dell’anno 1998.

La fine dello statuto di conservatore di ipoteche – 2010Modifica

È stato attraverso una dichiarazione del ministro del bilancio e della funzione pubblica, che l’AMC e i conservatori, pochi giorni prima della loro assemblea generale statutaria, hanno saputo del desiderio dei poteri pubblici di porre fine allo statuto di conservatore.

Inizialmente previsto per il 31/12/2011, il passaggio è stato rapidamente rinviato al 31/12/2012, a causa delle difficoltà presentate dall’attuazione di questo cambiamento.

L’ordinanza n° 2010-638 del 10 giugno 2010 abolisce il regime dei curatori di ipoteche, a partire dal 1° gennaio 2013.

Due decreti, di cui uno del Consiglio di Stato (n. 2012 -1462 e 2012 – 1463), sono stati emessi per l’applicazione dell’ordinanza e pubblicati nella Gazzetta ufficiale del 28 dicembre 2012.

L’ordinanza crea, a partire dal 1° gennaio 2013, i servizi incaricati della registrazione dei terreni, sostituendo le conservatorie delle ipoteche.

Conseguenze per l’utenteCambiamento

La soppressione dello statuto è destinata a non avere conseguenze per l’utente. In termini di costo il salario è sostituito in modo identico da una tassa a beneficio dello Stato: il contributo di sicurezza immobiliare. Il costo del servizio sarà quindi lo stesso per l’utente.

Le attribuzioni civili e fiscali del servizio rimangono invariate ed esercitate dalle stesse persone, non c’è su questo punto nessun motivo oggettivo per temere un peggioramento del servizio reso.

L’ordinanza del 10 giugno 2010 trasferisce allo Stato la responsabilità personale del cancelliere delle ipoteche e la sua attuazione continua ad essere basata sulle stesse regole davanti al giudice giudiziario.

A prima vista, nulla è cambiato. Ma i dipendenti pubblici, a capo dei servizi catastali, non saranno più personalmente responsabili, d’ora in poi il fatto di servizio non è più tale da impegnare la responsabilità del titolare del posto.

È impossibile valutare le conseguenze di questa modifica sostanziale sia sulla qualità dell’archivio immobiliare che sui reclami che ne possono derivare.

Il rafforzamento del carattere amministrativoModifica

L’ordinanza del 2010 è il culmine di una lenta evoluzione che accentua il carattere amministrativo e fiscale del diritto catastale.

Iniziato nel 1799 con l’annessione del registro delle ipoteche al registro di registrazione, questo avvicinamento aveva trovato il suo culmine nel 1969 con l’istituzione della formalità fusa.

Ma in questo sistema, l’indipendenza dell’ufficiale di stato civile, conseguenza diretta della sua responsabilità personale, costituiva un contrappeso all’approccio costante dei poteri pubblici volto a privilegiare le considerazioni fiscali o organizzative, a volte al prezzo di una deviazione dello scopo delle regole di registrazione fondiaria, che dovrebbe essere solo volto a rafforzare la sicurezza delle transazioni immobiliari.

La fine della ripartizione dei ruoli, che affidava all’Association Mutuelle des Conservateurs (AMC) la responsabilità del controllo dei rischi e della gestione del contenzioso, è uno dei principali sviluppi che comanderà gran parte dei futuri cambiamenti del diritto catastale.

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