CT 24 – Sviluppo del linguaggio

La commissione 24 del Biap ha pubblicato nel 1991 una semplice tabella, intitolata “Verso il linguaggio”, che elenca le tappe essenziali dello sviluppo uditivo, visivo, neuromotorio e del linguaggio nei bambini da 0 a 3 anni (raccomandazione 24-01).

Il Biap (Bureau International d’Audio-Phonologie), consapevole dell’importanza della diagnosi precoce di un disturbo del linguaggio nel bambino, propone un approccio clinico sviluppato nella raccomandazione 24-02.

La raccomandazione 24:02 completa la tabella sviluppando i seguenti punti:
§ Condizioni per lo sviluppo del linguaggio
§ Parametri di sviluppo presentati nella tabella
§ Disturbi nello sviluppo del linguaggio e loro conseguenze
§ Prevenzione e individuazione precoce di un disturbo del linguaggio

Le difficoltà uditive, visive, neuro-motorie, cognitive e relazionali possono impedire o ritardare lo sviluppo del discorso e del linguaggio.

È fondamentale ascoltare e prendere in considerazione le preoccupazioni dei genitori e senza indugio far eseguire esami specifici e indispensabili per confermare o informare la diagnosi.

Il bambino parlerà se chi lo circonda comunica con lui, se vede i gesti, se sente e capisce le parole di chi gli parla, se può fare i movimenti che producono la parola.

Seguito precocemente, il bambino ha tutte le possibilità di evolvere favorevolmente.

BIAP raccomanda a tutti i professionisti della prima infanzia di diagnosticare e gestire precocemente i disordini dello sviluppo che possono portare a un deterioramento del linguaggio.

_____________________________________ SCREENING PRECOCE DEI DISORDINI LINGUISTICI DELL’INFANZIA

INTRODUZIONE

Lo sviluppo del linguaggio comporta l’evoluzione armoniosa della comunicazione. La ricerca sullo sviluppo del bambino molto piccolo e una migliore conoscenza dei fattori di rischio permettono attualmente, attraverso un’osservazione raffinata, l’individuazione precoce e la prevenzione del ritardo dello sviluppo del linguaggio.

Il linguaggio ha un lato di ricezione-comprensione e un lato di espressione. Lo sviluppo della comprensione precede sempre quello dell’espressione. Per la comprensione non ci sono che poche settimane di variazione da un bambino all’altro, per l’espressione, le variazioni interindividuali possono raggiungere diversi mesi.

La famiglia e l’ambiente educativo del bambino, il medico, sono gli osservatori privilegiati del linguaggio e di un eventuale deficit in campo visivo, uditivo, cognitivo, relazionale. Quando si sospettano una o più anomalie, si deve effettuare un esame clinico: valutazione medica, logopedica, psicomotoria e psicologica che permetterà di considerare il seguito terapeutico.

L’Ufficio Internazionale di Audiofonologia, consapevole dell’importanza di questo argomento, in seguito a riunioni multidisciplinari, propone un approccio clinico.

Si tratterà successivamente: le condizioni dello sviluppo del linguaggio, la tabella “” Verso il linguaggio “” prodotta e distribuita dal BIAP, i disturbi dello sviluppo del linguaggio e le loro conseguenze, la prevenzione e la diagnosi precoce di un disturbo dello sviluppo del linguaggio.

I. CONDIZIONI DI SVILUPPO DEL LINGUAGGIO

A) Fattori legati al bambino

Perché il bambino sviluppi il linguaggio, deve avere strutture neuromotorie sensoriali e mentali normali dalla nascita e mantenerle durante tutto lo sviluppo.

1. Fattori uditivi

Un buon udito è essenziale per una buona ricezione del messaggio parlato.
L’assenza della comparsa del balbettio e del linguaggio ad una certa età deve far sospettare e ricercare sistematicamente una sordità significativa (perdita uditiva neurosensoriale di 70 dB o più).
Ma qualsiasi patologia dell’orecchio (otite sieromucosa…) che porta a una perdita uditiva bilaterale di lunga durata di 30 dB o più può avere delle ripercussioni sull’installazione e lo sviluppo del babbling e del linguaggio (cattiva percezione dei fonemi, imprecisioni articolatorie, lentezza di acquisizione…)
Queste ripercussioni sono tanto più importanti quando ci sono fattori di rischio associati. In ordine di frequenza, l’ipoacusia da patologia infettiva e infiammatoria comune viene prima dell’ipoacusia neurosensoriale e dell’ipoacusia conduttiva legata a malformazioni congenite dell’orecchio.

2. Fattori morfologici

Allo stesso modo, l’integrità morfologica e funzionale della sfera oro-facciale è essenziale per un buon sviluppo della parola e del linguaggio: un’insufficienza velare con o senza divisione palatale, un velo corto, un’ugola bifida, una faringe profonda, ipotonia oro-linguale-facciale… possono ritardare e/o disturbare l’elaborazione dei movimenti articolatori e alterare la qualità della voce.

3. Fattori visivi

Vedere bene è essenziale per l’organizzazione della comunicazione. Gli sguardi reciproci iniziano e mantengono la comunicazione. Le espressioni facciali e i gesti accompagnano naturalmente il linguaggio.

4. Fattori neurologici e cognitivi

Una sufficiente integrità neurologica e capacità intellettuali sono essenziali per lo sviluppo del linguaggio.
Le abilità cognitive e le abilità linguistiche sono strettamente correlate. Per esempio, identificheremo le difficoltà prassiche nei bambini con paralisi cerebrale, le difficoltà di strutturazione del linguaggio nei bambini encefalopatici, i disturbi cognitivi nei bambini disfasici…

B) Fattori legati alla qualità delle interazioni genitori-figli:

Il bambino comunica molto prima di poter parlare (mimica, sorrisi, voce, pianto). Questa capacità è particolarmente importante in quanto prefigura la funzione sociale del linguaggio. Fin dalle prime settimane di vita, la madre considera il suo bambino come un vero interlocutore al quale attribuisce intenzioni comunicative. Pianti, vocalizzazioni, mimica e movimenti non verbali sono interpretati dalla madre come aventi un significato. La madre è molto ricettiva a tutti questi comportamenti e risponde verbalmente e/o mimicamente. Questo ha l’effetto di rinforzare certi atteggiamenti del bambino, atteggiamenti che, ripresi dalla madre, si inseriscono in una “conversazione” dove il bambino sperimenta alternativamente i tempi del parlare e dell’ascoltare. Fin dai primi mesi, il bambino moltiplica le esperienze percettive attraverso ciò che vede, sente, tocca, odora e assaggia. I suoi genitori, commentando le sue esperienze, lo aiutano ad organizzare il suo ambiente, il suo rapporto con le persone, gli oggetti e le azioni. Man mano che il bambino diventa sempre più abile nelle abilità motorie, nuovi comportamenti interattivi e mentali hanno luogo.

Tra i comportamenti non verbali esibiti dai neonati, il pointing (indicare con un dito) appare intorno ai 9 mesi di età. A 12 mesi, questo comportamento ha acquisito una funzione sociale di comunicazione. A questa età, il bambino indica con l’intenzione di attirare l’attenzione della madre su certi elementi dell’ambiente. Quest’ultimo risponde nominando l’oggetto o l’evento indicato dal bambino (“sì, quello è il cane, cosa sta facendo il cane?Oh, sta mangiando il cane, ha fame” ecc…)

Questa procedura che permette alla madre e al bambino di essere sulla “stessa lunghezza d’onda” è la base di ogni futuro dialogo perché perché avvenga efficacemente, entrambi gli interlocutori devono focalizzare la loro attenzione su un oggetto o un evento comune per poterne “parlare” insieme, questo è ciò che chiamiamo attenzione congiunta.

Con il procedere dello sviluppo, il bambino è in grado di sperimentare comportamenti sociali motori, relazionali e cognitivi sempre più estesi o sofisticati.

I processi di adattamento della madre ai comportamenti del bambino, che sono in gran parte inconsci, permettono quindi, in tutte le fasi di sviluppo, un adattamento graduale.

Il ruolo della madre, in questa fase, è essenziale. Infatti, è sulla sua capacità di lasciarsi guidare dal bambino che si basa la comunicazione prelinguistica. Questo costituisce un quadro favorevole allo sviluppo del linguaggio perché è in questo contesto privilegiato di dialogo e di piacere condiviso che le prime vocalizzazioni saranno interpretate dalla madre e prenderanno significato.

Le interazioni precoci sono un prerequisito per lo sviluppo del linguaggio ma non sono sufficienti da sole a condurre con successo il bambino verso l’acquisizione di un sistema linguistico. Lo sviluppo del linguaggio presuppone l’integrità delle capacità sensoriali e cognitive del bambino. Le prime parole appaiono tra i 12 e i 18 mesi di età e entro i 24 mesi la maggior parte dei bambini comincia a combinare due parole per creare le loro prime frasi.

II. FASI DI SVILUPPO

Presentato nella tabella “Verso il linguaggio” (vedi Appendice 1)

Il lavoro degli ultimi decenni ha mostrato l’importanza dei primi anni di vita per lo sviluppo del linguaggio. Le tappe fondamentali da 3 mesi a 3 anni sono incluse in questa tabella. Per ogni fascia d’età, sono stati selezionati alcuni articoli. Sono facilmente osservabili e dovrebbero essere acquisiti entro i 3 anni. Indicano ad ogni età il limite superiore di acquisizione oltre il quale c’è da preoccuparsi.

*La parte superiore del libretto indica tre livelli da esplorare:

§ Ricezione/Comprensione
§ Espressione
§ Dialogo/Interazione

Qualunque problema di udito, anche moderato, ha un impatto sullo sviluppo del linguaggio, per cui l’esplorazione delle abilità uditive è stata associata a questa prima parte. Per esempio a 6 mesi: ricezione, il bambino si gira verso un rumore o verso la voce; espressione, balbetta; interazione, quando gli si parla risponde con vocalizzazioni.

*La parte inferiore della placca indica due livelli da esplorare:

§ Visivo
§ Motorio

Alcuni disturbi in queste aree possono ostacolare lo sviluppo del linguaggio. L’aspetto relazionale, un altro elemento importante, non è molto sviluppato perché può essere indifferentemente la causa o la conseguenza di un problema di comunicazione verbale o non verbale.

III. PERTURBAZIONI NELLO SVILUPPO LINGUISTICO

LE LORO CONSEGUENZE

A) Disturbi

I genitori e gli adulti che circondano i bambini piccoli notano più spesso difficoltà di espressione che di comprensione del linguaggio: “non parla bene, non si articola bene, non capiamo quello che dice…”
Oppure, lo sviluppo del linguaggio può essere disturbato nei suoi aspetti di comprensione e/o espressione a livello fonologico, morfosintattico, lessicale, pragmatico.

1. Comprensione

La capacità di comprensione del bambino è la base dello sviluppo del linguaggio e precede la sua capacità di espressione. Man mano che il bambino molto piccolo cresce, la sua capacità di capire continua a precedere la sua capacità di esprimersi. L’osservazione della comprensione è quindi cruciale.

È essenziale verificare se si basa sul verbale o sul non verbale. Chiamiamo “non verbale” i gesti e le mimiche che accompagnano il discorso così come la situazione (o il contesto) della comunicazione.

Tra i 12 e i 18 mesi, il bambino dovrebbe essere in grado di recepire messaggi verbali senza affidarsi esclusivamente al non verbale.

Il livello di comprensione può essere facilmente ingannevole o illusorio. Il bambino sembra capire una semplice istruzione ma in realtà capisce solo la situazione e non il messaggio linguistico. Es. “andiamo” infatti vede sua madre che gli prende il cappotto.

2. Espressione

Alterazioni transitorie esistono in modo normale nei bambini durante il loro sviluppo del linguaggio (ta per gatto). Sono da differenziare dai disturbi maggiori, che devono attirare l’attenzione e motivare l’esplorazione.

§ Disturbi maggiori dell’articolazione: mancata acquisizione di certi fonemi, limitata intelligibilità del discorso…
§ Disturbi del linguaggio: le parole sono distorte, semplificate o incomplete (sostituzioni, omissioni, elisioni…)
Questi disturbi possono coesistere con un buon sviluppo del linguaggio.
§ Ritardo linguistico: si può parlare di ritardo quando il bambino non è in grado, ad una data età, di comprendere e/o esprimersi per mezzo di parole e frasi in riferimento alla cronologia solitamente descritta.
Può influenzare la comprensione e/o l’espressione in vari gradi.
L’uso del gergo o degli stereotipi dovrebbe indicare una specifica patologia del linguaggio.

B) Conseguenze

L’ampiezza delle conseguenze del ritardo nello sviluppo del linguaggio è legata:

§ alla natura delle difficoltà: parola, linguaggio, comprensione, espressione…
§ all’origine dei problemi: uditiva, mentale, disfunzione cerebrale, emozionale…
§ alle ripercussioni specifiche della famiglia:
La famiglia può talvolta compensare le difficoltà di comprensione e di espressione con certi comportamenti (codice familiare, mimo, parole portanti,…) Questo eviterà o ritarderà i problemi comportamentali e l’isolamento del bambino. D’altra parte, la persistenza di tali mezzi può al contrario rafforzare il ritardo linguistico.
L’atteggiamento inadeguato nei confronti delle difficoltà espressive del bambino può fissare una patologia (per esempio la balbuzie…)

1. Impatto sulla comunicazione e sulla relazione

Se il bambino non capisce quello che gli viene detto, non agisce o risponde secondo la richiesta del suo interlocutore e la sua risposta non è adeguata.
Gli aspetti sintattici e semantici del discorso proposto dall’adulto non sono integrati. Il bambino ha quindi difficoltà ad esprimersi e il ciclo comunicativo non viene raggiunto.
I problemi di comunicazione influenzano anche la relazione: le iniziative linguistiche del bambino o dei genitori essendo senza una risposta adeguata, manifestazioni di frustrazione possono apparire da entrambe le parti, nel bambino possiamo notare inibizione, instabilità, iperattività….

2. Impatto sul bambino

Il bambino è consapevole dei suoi limiti di espressione e degli errori attraverso le correzioni di chi lo circonda; se queste sono eccessive, può apparire un blocco con rifiuto e rabbia.
La ricezione di informazioni parziali rallenterà il suo sviluppo cognitivo. Non può beneficiare degli adattamenti che permettono l’uso dei concetti, lo sviluppo delle sue capacità cognitive, la memorizzazione e l’evocazione. scuola, dall’asilo in poi, la difficoltà di linguaggio altera i suoi scambi con gli altri bambini.
Inoltre, senza un aiuto adeguato, è probabile che queste difficoltà abbiano un impatto sul suo linguaggio scritto.

IV. PREVENZIONE E RILEVAZIONE PRECOCE DEI DISORDINI DELLA LINGUA

Di fronte a questo rischio, il medico si trova di fronte a diversi tipi di situazioni:

Il BAMBINO PRESENTA UNA PATOLOGIA CONGENITALE O ACQUISITA CONOSCIUTA (embrio-fetopatia, anossia neonatale, meningite, sindrome polimalformativa…).

In questo caso, il medico
§ si assicura che il primo check-up sia stato completo: check-up uditivo, visivo e neuro-motorio alla ricerca di patologie associate (sordità, ambliopia…)
§ controlla che il follow-up e in particolare la guida dei genitori (cfr. BIAP CT25) siano correttamente impegnati.

Il BAMBINO È SANTO MA PRESENTA ANTICIPI FAMILIARI A RISCHIO PER LA LINGUA: sordità, ritardo nel linguaggio, disturbi del linguaggio, contesto socio-affettivo sfavorevole).

In questo caso, il medico
§ si assicura che sia stata fatta una valutazione iniziale
§ si assicura che i test sensoriali siano rinnovati (cfr. sordità ad insorgenza ritardata)
§ controlla lo sviluppo del linguaggio fino alla completa acquisizione. Nel caso di un disturbo dello sviluppo (cfr. voci nella tabella), chiede una valutazione specializzata del linguaggio anche se questo non porta alla riabilitazione.

Il bambino è apparentemente sano e non ha antecedenti personali o familiari noti, ma il medico osserva deviazioni dalle norme della tabella

In questo caso, il medico deve prima escludere sistematicamente e indipendentemente dall’età con certezza un handicap sensoriale e in particolare uditivo. Una diagnosi di sordità è effettivamente possibile dalla nascita. Altre eziologie dovrebbero essere considerate solo dopo questa verifica. Una valutazione dello sviluppo del linguaggio è sistematicamente inclusa nelle visite di controllo indipendentemente dall’età del bambino.

La diagnosi deve essere seguita senza indugio da un’assistenza multidisciplinare genitore-bambino. Dall’età di gestione dipenderà la qualità e la precocità dello sviluppo del linguaggio qualunque sia l’eziologia.

In tutti i casi, il medico centralizza i risultati e assicura l’attuazione di un follow-up adeguato all’eziologia e all’importanza del disturbo del linguaggio.

CONCLUSIONE

Difficoltà uditive, visive, neuro-motorie, cognitive, relazionali possono impedire o ritardare lo sviluppo del discorso e del linguaggio.

È fondamentale ascoltare e prendere in considerazione le preoccupazioni dei genitori e senza indugio far eseguire esami specifici ed essenziali per confermare o negare la diagnosi.

Il bambino parlerà se chi lo circonda comunica con lui, se vede i gesti, se sente e capisce le parole di chi gli parla, se può fare i movimenti che portano alla parola.

Seguito precocemente, il bambino ha tutte le possibilità di evolvere favorevolmente.

    • Nivelles, 1 maggio 1999.

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