Debord: La società dello spettacolo (riassunto)

trama politica

Analisi della società dello spettacolo

Leggiamo qua e là sempre più articoli cospirativi, da autori che denunciano la morsa politica sui media, la versione “ufficiale” dell’11 settembre, la disinformazione sul conflitto iracheno, la questione nucleare iraniana, … Il mondo sembra essere manipolato, tenuto segreto, nascosto all’occhio pubblico, insomma l’oggetto di una cospirazione permanente. È necessario tracciare la genealogia intellettuale di questo pensiero, attraverso il maggiore autore del situazionismo, Guy Debord e la sua opera La società dello spettacolo.

La teoria del complotto, o l’essenza della politica in Guy Debord

Cos’è lo spettacolo in Debord?
Nella Società dello spettacolo, e ancor più nei suoi Commentari alla Società dello spettacolo, Debord critica la democrazia e i suoi fondamenti.
Nel testo del 1967, Debord distingue solo due forme di spettacolo, una diffusa (il cui modello è la società americana, in cui domina il modello del cittadino-consumatore) e l’altra concentrata (rappresentata dai regimi dittatoriali basati sul culto del leader). Nel 1988, il pensatore situazionista ha aggiunto un terzo tipo: lo spettacolare “integrato”, una sintesi dei primi due. Quest’ultimo, oltre ad essere apparso più recentemente secondo lui, è trasversale a tutti i regimi politici, ma acquista una forza particolarmente grande nelle democrazie spettacolari, ed è caratterizzato da cinque caratteristiche:

“incessante rinnovamento tecnologico; fusione stato-economia; segretezza generalizzata; il falso senza replica; un presente perpetuo”.

E Debord aggiunge ancora:

“Il segreto generalizzato sta dietro lo spettacolo, come il complemento decisivo di ciò che mostra e, se andiamo al fondo delle cose, come la sua operazione più importante. “La nostra società è costruita sulla segretezza, dalle “società di comodo” che proteggono i beni concentrati dei possessori da ogni luce al “segreto di difesa” che oggi copre un’immensa area di piena libertà extragiudiziale dello Stato. È quindi opportuno determinare in che modo la segretezza è al centro dello spettacolo, e qual è precisamente la sua funzione: in che modo è la sua “operazione più importante”? La segretezza, come tecnica di governo, sembra essere la chiave di volta del sistema spettacolare, in quanto permette di nascondere al pubblico lo spettacolo, cioè il dominio. È quindi vitale per l’esercizio del dominio. Meglio ancora, la segretezza è il modo di produzione del dominio. Perché senza di essa, quest’ultima, apparendo in pieno giorno, diventerebbe, nella sua nudità e oscenità, insopportabile e quindi fragile. Per questo Debord castiga coloro che organizzano la segretezza, i suoi agenti, cioè i servizi segreti, gli esperti, i media e le società segrete.

Il ruolo dei servizi segreti

I servizi segreti, con la scusa di proteggere una società dai suoi nemici, costituirebbero in realtà una rete di spionaggio dei cittadini, volta a monitorare e controllare ogni scoperta da parte di questi ultimi della vera natura della società spettacolare, insomma a soffocare ogni tentativo di rovesciare il potere. Simboleggiano l’arbitrarietà del potere, le loro azioni ingiuste, gli assassinii, i rapimenti, le pressioni, rimanendo sempre nell’ombra. La condanna dell’impunità di cui godono i suoi agenti è rafforzata dal possesso di informazioni vitali, che consolidano il loro potere: convertono la loro conoscenza in un potere che esercitano su tutta la società.

Gli esperti

Gli esperti, da parte loro, partecipano alla stessa dinamica. Il loro ruolo è quello di falsificare il passato (realizzando il “fuorilegge della storia”), organizzando l’amnesia collettiva della società, il presente (avanzando “narrazioni inverificabili, statistiche incontrollabili, spiegazioni implausibili e ragionamenti insostenibili”) e il futuro, l’allontanamento del mondo e l’impossibilità di costruire un progetto riformatore, in breve, la de-realizzazione del mondo, il divenire-falsificazione del mondo.

I media

I media rafforzano gli effetti della spettacolarità rendendo tutti i dibattiti futili e sterili, basati solo sull’intrattenimento. Sottomessi al potere, costituiscono, per Debord, i migliori propagandisti della società dello spettacolo, mantenendo, attraverso la pratica della diceria e della disinformazione, gli individui nell’ignoranza.

Le società segrete

Infine, le società segrete, la quarta “istituzione” della società spettacolare, contribuisce alla proliferazione della segretezza. Nasce sul terreno stesso dello spettacolo, complice, non rivale, dello Stato. L’alleanza tra la mafia e lo spettacolare integrato consiste, ci dice Debord, nell’espropriare il pubblico di ogni autonomia, come avveniva durante il proibizionismo negli Stati Uniti. Partecipano alla stessa cospirazione contro i cittadini. Debord pone la mafia, una società segreta criminale, come unico modello di società segreta.

Segreto e democrazia

Quindi, la segretezza esisterebbe soprattutto come segretezza del dominio. Debord ci presenta l’immagine di una società divisa in due campi, i manipolatori e i manipolati, con gli uni che complottano contro gli altri. Questa teoria della cospirazione generalizzata, che ha origini marxiane, non riflette forse una concezione paranoica del potere e dei suoi cosiddetti sostenitori? Fare della segretezza la fonte della produzione e della conservazione del dominio non dà una visione manichea della società? Nell’opera di Debord, il soggetto è ridotto alla passività, ingerendo indiscriminatamente ciò che gli viene presentato. Eppure, anche ammettendo che la segretezza sia onnipresente, non possiamo “contare” sulla capacità critica dei cittadini di mostrare sfiducia?

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