Il ruolo delle delusioni in “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust. Autofiction, crisi del soggetto e montaggio dell’identità

“Alla ricerca del tempo perduto” racconta l’apprendistato del narratore proustiano, un futuro uomo di lettere. Un viaggio costellato da innumerevoli delusioni spinge l’eroe verso il nichilismo. Questo sarà il caso fino alla fine di “Time Regained”. Questo tema delle delusioni proustiane sarà studiato prima attraverso il prisma della formazione letteraria del personaggio, poi sotto il segno dell’autofiction. Questo perché le delusioni fanno cadere il narratore in una crisi del soggetto dalla quale può uscire solo attribuendo una nuova funzione all’opera letteraria, una funzione che si chiamerà, qualche decennio dopo, “autofiction”. Quello che potremmo allora chiamare “autofiction proustiana” spinge anche l’autore a utilizzare un altro concetto che designiamo con il termine “montaggio dell’identità”, seguendo un’espressione di Sophie-Jan Arrien e Jean-Pierre Sirois-Trahan, il “montaggio delle identità”, e sulla base del recente studio di Anne Henry, “The Temptation of Marcel Proust”.

“Remembrance of things past” racconta storie di apprendimento per il narratore proustiano sulla sua strada per diventare una figura letteraria, un percorso irto di molti inganni che porteranno il suo eroe verso il nichilismo. Sarà così fino alla fine di “Time Regained”. L’inganno proustiano sarà esaminato prima attraverso il filtro della formazione letteraria del personaggio, poi dal punto di vista dell’autofiction. In effetti, l’inganno porta il narratore attraverso una crisi del soggetto, la cui unica via d’uscita è l'”autofiction”, un nuovo processo letterario il cui nome ha richiesto alcuni decenni per essere coniato. Ciò che si potrebbe descrivere come “autofiction proustiana” porta l’autore anche a un altro concetto che chiamiamo “stabilire identità”, in linea con le ricerche di Sophie-Jan Arrien e Jean-Pierre Sirois-Trahan sullo sviluppo delle identità, e basato sul saggio recentemente pubblicato da Anne Henry, “The Temptation of Marcel Proust”.

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