Incidenti, assicurazioni e denaro pubblico: il costo poco conosciuto (e crescente) dei danni da “big game”

Tra oggi e la fine di settembre, conosceremo il contenuto della legge finanziaria 2018 (PLF) con i suoi sottili equilibri tra futuri tagli fiscali (riforma ISF, flat-tax al 30% sui prodotti di risparmio, imposta sulle società) e aumenti (tassazione sul diesel, CSG, ecc). Da questo PLF, nessuno può sperare di vedere la Francia in una situazione di equilibrio di bilancio. La forbice del deficit sarà tra i 50 e i 60 miliardi contro i 68 registrati l’anno scorso prima degli 8 miliardi di sottobilancio sfatati dalla Corte dei conti e giudicati come segni di insincerità.

Dall’estate, lo Stato e soprattutto Bercy inseguono la minima riduzione possibile delle spese: tutti hanno in mente i 150 milioni di risparmi sull’APL che sembrano -e sono chiaramente- quantità trascurabili in rapporto alle spese dedicate all’alloggio, cioè 42 miliardi. Su questo punto, aspettiamo la riforma che sarà resa pubblica il 22 settembre. Lo Stato agisce sotto costrizione e in fretta: raramente è ispirato dalla nozione di anticipazione o anche di previsione. Per dirla tutta, lascia incolti dei dossier che costano sempre di più alla comunità.

Per illustrare la dittatura del breve termine, è opportuno guardare una questione che è al di sotto della copertura del radar dei media. Si tratta di analizzare la questione dei danni causati dalla selvaggina grossa, un termine che copre principalmente cervi e cinghiali.

> La selvaggina e la strada

In una decina d’anni, il pericolo della selvaggina grossa è diventato una realtà crescente per molti automobilisti mentre le popolazioni registrano gravi tassi di natalità e il traffico automobilistico continua a crescere.

Come risultato, quasi 60.000 incidenti stradali sono il risultato di collisioni dirette o di evitare la selvaggina grossa. Il FGAO (Fonds de garantie des assurances obligatoires de dommages, ex FGA: fonds de garantie automobile) aveva registrato 42.471 incidenti (tra cui più di 700 lesioni fisiche e 40 morti) nel 2008 rispetto ai 6.500 casi del 2007 a causa di un cambiamento delle regole di risarcimento. In effetti, dal 1° giugno 2007, la detrazione di 300 euro per ogni sinistro è stata abolita in seguito al recepimento della quinta direttiva europea sull’assicurazione auto.

La crescita del numero di incidenti è oggettivamente impressionante: così, oggi ce ne sono il doppio rispetto al 2005. Se la FGAO è una struttura di diritto privato, copre il suo bilancio con un prelievo sui premi auto che finisce per allontanare l’interesse dei poteri pubblici su questo tema dei sinistri da grande gioco e far precipitare i portafogli degli assicurati. Tre tipi di selvaggina, il cinghiale (45%), il capriolo (30%) e il cervo (8%) sono i principali flagelli degli automobilisti. Gli undici dipartimenti con più di 800 collisioni all’anno, tutti gli animali combinati, erano, nel 2008, Gironde (1.408), Moselle (1.314), Bas-Rhin (1.296), Landes (1.033), Seine-et-Marne (1.030), Haut-Rhin (927), Indre-et-Loire (919), Meurthe-et-Moselle (912), Loiret (831), Dordogne (817) e Loir-et-Cher (804).

Legalmente, gli animali selvatici sono considerati, nel diritto civile, come una cosa senza proprietario “res nullius” e bisogna notare che la FGAO si limita a risarcire solo i conducenti che hanno assicurato i loro veicoli “terzi”, e a rimborsare le franchigie di quelli che sono “all risks”. Dei 143 milioni di euro pagati dalla FGAO nel 2015, bisogna quindi aggiungere tutti i sinistri pagati direttamente dagli assicuratori. Il rapporto di attività della FGAO è accoppiato a quello della FGTI (per le vittime di attacchi) e non dettaglia il numero di casi di “gioco”.

Una cosa è certa, le società autostradali dedicano ogni anno più risorse alla manutenzione delle loro recinzioni che sono più gravemente danneggiate dai cinghiali. L’autostrada A6, che attraversa la Borgogna, è un punto sempre più pericoloso.

Vite a rischio, il prezzo del metallo accartocciato, le paure retrospettive degli automobilisti sono tutti chiari segni dell’estensione del fenomeno.

> Selvaggina grossa e colture

Ma, allo stesso tempo, c’è un forte sviluppo di danni alle colture legati al passaggio e all’alimentazione (soprattutto del mais) della selvaggina grossa. Esiste una procedura di compensazione in questo settore e comprende una scala di compensazione dei danni. Per aggiornare questi dati, è realistico supporre che l’importo della compensazione pagata agli agricoltori superi i 55 milioni di euro. Si tratta di un terzo dei famosi cinque euro dell’APL, che ammontavano a 150 milioni di euro! Se aggiungiamo i danni all’auto e al corpo, questo problema probabilmente supera “tutto compreso” la soglia dei 100 milioni di euro.

Si tratta della vita di decine di automobilisti, del costo delle assicurazioni e delle finanze pubbliche. Chi se ne frega? Chi centralizza uno sguardo globale su questo problema? Chi non vede che la “diseredazione venatoria” (in altre parole la diminuzione del numero di cacciatori) è la causa di una pressione venatoria incompatibile con il dinamismo della riproduzione del cinghiale? Chi non misura i rischi che corrono i residenti locali quando certi esemplari vengono regolarmente avvistati negli orti dell’entroterra nizzardo o nei villaggi del Morvan?

La domanda è: qual è l’impatto della pressione venatoria sul cinghiale?

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