Nitshissituten: memoria e continuità culturale dei Pessamiulnuat nei territori inondati

A partire dagli anni 50, la comunità Innu di Pessamit ha visto il suo territorio ancestrale radicalmente sconvolto dall’intrusione dell’industria idroelettrica su alcuni dei principali fiumi che la attraversano. Culminato con la costruzione della famosa diga Manic-5 sul fiume Manicouagan alla fine degli anni ’60, questo periodo particolarmente fiorente per l’economia e la politica del Quebec ha contribuito ad attribuire un carattere altamente simbolico a queste infrastrutture concrete. Tuttavia, per i Pessamiulnuat (Innu di Pessamit), questa epopea industriale ha significato prima di tutto la fine di un modo di vita basato in gran parte sulla navigazione, se non la scomparsa di vasti territori di caccia, siti culturali, sentieri di portage, ecc. In assenza di scavi archeologici che hanno preceduto la maggior parte delle inondazioni, di questo patrimonio è rimasta solo la memoria di coloro che hanno conosciuto i fiumi prima della loro trasformazione. La tesi esamina il carattere immateriale di questo patrimonio, ormai sommerso, e i modi in cui può essere conservato e valorizzato, a posteriori. Alla luce di questa singolare relazione che lega la memoria del territorio ai luoghi e alle traiettorie che la sostengono e la rendono possibile, è opportuno interrogare i percorsi intrapresi dallo sforzo di ricordarla, anche quando i suoi referenti scompaiono o diventano inaccessibili. In altre parole, come procede la riattivazione dei ricordi con forti componenti geografiche quando i luoghi a cui sono legati non esistono più nella loro forma materiale? C’è qualcosa che si trasmette attraverso le divisioni storiche e culturali, in modo che la memoria di un luogo possa essere mantenuta, senza necessariamente averlo vissuto o attraversato? È anche rilevante garantire che queste geografie di un tempo abbiano una qualche forma di permanenza? Basato sui principi dell’azione e della ricerca partecipativa, il presente processo si è basato su una serie di strumenti che hanno favorito la collaborazione con il Conseil des Innus de Pessamit, assicurando al contempo benefici concreti per i membri della comunità. Oltre alle interviste semi-strutturate con i Pessamiulnuat, sono state realizzate attività di mappatura partecipativa, mentre una mostra al centro comunitario Ka Mamuitunanut è servita come strategia di diffusione e convalida dei risultati preliminari. Seguendo i percorsi che vengono costantemente ricostruiti dai ricordi di coloro che navigavano i fiumi prima che fossero imbrigliati, questa tesi fa luce sulle particolarità di un patrimonio “quotidiano”, profondamente radicato nella cultura della navigazione. Dimostra che lo sforzo di ricordare, necessario nella creazione della conoscenza geografica, rende le sue componenti vive e perenni, anche molto tempo dopo che le entità a cui si riferiscono sono scomparse. Esamina anche gli ultimi progressi della cartografia culturale e critica per sostenere le pratiche commemorative, e le strategie commemorative più appropriate per rivelare lo spirito di luoghi radicalmente trasformati. In questo modo, i risultati ottenuti sono serviti come trampolino di lancio per iniziative molto concrete per mobilitare la conoscenza e valorizzare il patrimonio, assicurando che questo patrimonio immateriale sia spazialmente inscritto e abbia maggiore visibilità. La progettazione di un’infrastruttura informativa (lookout) ha permesso di mettere in discussione le categorie e i presupposti della gestione del patrimonio, rivelando la necessità per il Pessamiulnuat di fare di questo patrimonio ampiamente trasformato uno spazio vivo, abitato e utilizzato nel presente. Questi risultati hanno posto le basi per una riflessione critica sul ruolo della memoria nella costruzione e nella documentazione del passato, così come nella continuità culturale, elementi costitutivi del riconoscimento dei diritti degli aborigeni in Canada. I vari capitoli forniscono chiavi di lettura spesso trascurate per comprendere le tensioni alla base di questo riconoscimento, dall’opposizione riduttiva tra patrimonio tangibile e intangibile alla tensione persistente tra ricorso scritto e orale al passato. In un momento in cui le prove di occupazione del territorio e le strategie di affermazione culturale sono al centro dei negoziati e delle rivendicazioni di terra delle comunità Innu del Quebec, la questione della valorizzazione di un patrimonio geo-culturale reso invisibile dallo sviluppo idroelettrico sta diventando un fattore determinante. Perché il lavoro della memoria costituisce in definitiva un imperativo di giustizia. Parole chiave: Paesaggi inondati; patrimonio immateriale; territori aborigeni; Innu.e.s di Pessamit; sviluppo idroelettrico; luoghi della memoria; continuità culturale; giustizia spaziale; cartografia.

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