Organizzazione giurisdizionale (Francia)

Giurisdizioni più frequenti nell’organizzazione giurisdizionale nazionale

L’organizzazione giurisdizionale nazionale francese ha voluto attuare alcuni principi inerenti ad un’idea di processo, rispettoso delle libertà fondamentali, tenendo così conto della possibilità di appello, della collegialità dei giudici che renderanno una decisione, della rapidità del giudizio.

Alcuni di questi principi sono stati completati, precisati e sanciti dalla Convenzione europea per la protezione dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata nel 1950 e in vigore dal 1953, che difende i diritti civili e politici inerenti alla persona umana.

Alcuni di questi principi sono il risultato di un’evoluzione storica: è in particolare il caso del principio di separazione dei poteri o l’istituzione del controllo di costituzionalità delle leggi da parte del Consiglio costituzionale.

Separazione dei poteri e dualità giurisdizionaleModifica

L’origine della dualità giurisdizionaleModifica

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Articolo dettagliato: Dualità degli ordini di giurisdizione in Francia.

Il principio della separazione dei poteri specifica che i poteri pubblici devono essere separati e assegnati a organi separati. Così, il potere di emanare norme (potere legislativo) è affidato al Parlamento, il potere di farle rispettare (potere esecutivo) appartiene a un presidente o a un primo ministro. Montesquieu, nel De l’esprit des lois (1748), vi aggiunse il potere giudiziario, cioè il potere di applicare la legge in casi particolari.

Tuttavia, la Costituzione del 4 ottobre 1958, che istituisce la Quinta Repubblica, riconosce solo una “autorità giudiziaria”. Questa teoria assume dunque un significato originale in Francia, che il Consiglio costituzionale ha qualificato in una decisione “Consiglio della concorrenza” del 23 gennaio 1987 come “la concezione francese della separazione dei poteri”.

In effetti, il problema di questa distinzione dei poteri è che, in questa concezione, è necessario separare le controversie che coinvolgono lo Stato, sanzionando la cattiva applicazione di un testo, e quindi rientrando nel potere esecutivo, da altre controversie che coinvolgono i privati, rientrando in un vero potere giudiziario autonomo e distinto. È quindi necessario dividere le competenze del giudice in due, tra il giudice giudiziario e il giudice amministrativo. Questa dualità giurisdizionale trae origine dalla legge del 16 e 24 agosto 1790 e dal decreto del 16 fructidor anno III, fondamento della dualità degli ordini di giurisdizione in Francia, che sono separati in un ordine amministrativo e un ordine giudiziario. Questo proibisce ai tribunali dell’ordine giudiziario di pronunciarsi sulle controversie riguardanti l’amministrazione e gli atti emessi dal potere esecutivo o legislativo.

Con questi testi, il potere legislativo ed esecutivo furono sottratti al controllo dei tribunali giudiziari, con la motivazione che questi ultimi non avevano la legittimità sufficiente per giudicare gli atti provenienti da autorità provenienti dal suffragio universale e quindi unici rappresentanti della sovranità popolare.

L’istituzione di una giurisdizione amministrativa a partire dall’anno VIII (1799) doveva modificare parzialmente questa situazione: a partire da quella data, gli atti dell’amministrazione potevano essere impugnati, ma davanti a una giurisdizione distinta dall’autorità giudiziaria.

Doppio grado di giurisdizioneModifica

Il principio del doppio grado di giurisdizione è alla base della possibilità che ogni caso sia giudicato, in fatto e in diritto, due volte. Un tale sistema permette in primo luogo la portata del potere dei giudici. Offre inoltre alle parti la possibilità di presentare un’argomentazione migliore, che avrà quindi il vantaggio di essere più precisa in appello che in prima istanza.

L’eccezione al principio della doppia giurisdizioneModifica

In alcuni tipi di controversie, la legge o il regolamento prevede che il giudice di prima istanza si pronunci in prima e ultima istanza. Pertanto, questa sentenza non può essere appellata.

Per esempio, in materia civile, le azioni in cui il tasso di giurisdizione (le richieste dell’attore) è inferiore a 4.000 euro sono giudicate dal tribunale di prima e ultima istanza.

Similmente, nei tribunali amministrativi:

  • molti ricorsi per eccesso di potere sono giudicati in prima e ultima istanza, come un buon numero di controversie riguardanti la funzione pubblica;
  • anche i ricorsi per compensi inferiori a 10.000 euro sono giudicati in prima e ultima istanza.

Il principio della doppia incriminazione è limitato da queste sentenze di primo e ultimo grado, ma per motivi rigorosi: la posta in gioco dell’azione si presume essere bassa (anche se non è sempre così), i rischi di errore sono normalmente abbastanza limitati, ecc.

Tuttavia, le sentenze di questi tribunali possono sempre essere appellate alla Corte di Cassazione o al Consiglio di Stato.

Infine, le controversie che il Consiglio di Stato giudica direttamente sono giudicate in prima e ultima istanza, senza possibilità di appello alla Corte di Cassazione, ma l’organizzazione interna del Consiglio di Stato offre garanzie procedurali abbastanza simili a quelle di un doppio grado di giurisdizione. Inoltre, può coinvolgere controversie con una posta in gioco molto alta.

Collegialità o giudice unicoModifica

A seconda delle giurisdizioni, i giudici (coloro che giudicano) possono essere in formazione collegiale (3 o 7 giudici) o giudice unico (1 solo giudice). La posta in gioco di questa questione è triplice:

  • il prezzo: una formazione collegiale costa più di un giudice unico;
  • la celerità: una formazione collegiale tenderà a impiegare più tempo per giudicare di un giudice unico;
  • la solennità: una sentenza resa da una formazione collegiale sarà quindi più precisa, più giustificata, più solenne di quando la sentenza è resa da un giudice unico.

C’è un adagio che dice “giudice unico, giudice iniquo”. Al contrario, si può sostenere che un disimpegno del giudice nel caso di un panel collegiale non è più auspicabile.

Diritto a un processo equoModifica

L’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) prevede che ogni cittadino ha diritto a un processo equo. La Francia è stata condannata più volte dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per aver violato questo articolo.

Il diritto a un processo davanti a un tribunaleModifica

Ogni individuo ha sempre la possibilità di adire un tribunale di prima istanza: questo è un diritto fondamentale, che non può essere ignorato. Tuttavia, il diritto a una seconda istanza è limitato ai casi sufficientemente importanti.

In occasione di una sentenza Schrameck del 22 ottobre 1984, la Corte europea ha considerato che il termine “tribunale” è caratterizzato in senso materiale dal suo ruolo giurisdizionale: si tratta di un organo incaricato di decidere, sulla base di una norma giuridica e al termine di una procedura organizzata, qualsiasi questione che rientri nella sua competenza.

L’applicazione di questo diritto al processo da parte di un tribunale è talvolta difficile in un sistema in cui ci sono due ordini giudiziari. Infatti, quando si presenta un caso, è possibile che nessuno dei due ordini si dichiari competente a giudicarlo. Il Tribunale dei Conflitti è lì per risolvere tali conflitti di giurisdizione.

L’imparzialità e l’indipendenza del giudiceModifica

Il contendente deve poter rivendicare l’indipendenza dei magistrati che sono portati ad intervenire. La Corte europea ritiene, da una sentenza Beaumartin del 1994, che un giudice è indipendente se non ha bisogno di prendere consigli dall’esecutivo per prendere una decisione. Per esempio, se il giudice chiedesse al ministro degli affari esteri come interpretare un trattato, non potrebbe essere considerato indipendente.

È la sentenza Piersak c. Belgio del 1° ottobre 1982 che distingue tra “un approccio soggettivo che cerca di determinare ciò che un determinato giudice pensava nella sua mente in una determinata circostanza e un approccio oggettivo che porta a indagare se ha offerto garanzie sufficienti per escludere ogni dubbio legittimo in proposito”.

Due sono gli aspetti da mantenere:

  • Imparzialità soggettiva, che si presume fino a prova contraria, significa che il giudice non deve mostrare né pregiudizi né pregiudizi personali;
  • Imparzialità oggettiva significa che il giudice deve offrire garanzie sufficienti per escludere qualsiasi dubbio legittimo derivante dalle condizioni organizzative dell’istituzione giudiziaria o dall’intervento del giudice, tenendo conto proprio dei suoi precedenti interventi che possono avergli dato una certa conoscenza del caso.

La pubblicità della sentenza e dei dibattitiModifica

I dibattiti di un processo devono essere pubblici, ma possono conoscere delle eccezioni (testimonianze di minori…), in nome dell’interesse generale. Tuttavia, le sentenze devono essere pronunciate in modo pubblico. Allo stesso modo, la Corte europea ritiene che un’udienza a porte chiuse potrebbe essere imposta per la protezione dell’interesse pubblico. Ha ritenuto, tuttavia, che il contendente deve poter rinunciare al principio della pubblicità del procedimento di sua spontanea volontà.

In una sentenza del Pretto del 1983, la Corte europea ha affermato che la pubblicità protegge il contendente dal segreto giudiziario, la pubblicità contribuisce a preservare la fiducia nei tribunali. La pubblicità dei procedimenti dà trasparenza alla giustizia e assicura un principio di imparzialità.

Celerità della giustiziaModifica

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L’articolo 6 paragrafo uno della Convenzione europea afferma che mentre tutti hanno il diritto di andare dal giudice, il giudice deve comunque intervenire entro un tempo ragionevole. Eppure, molto spesso, la giustizia francese impiega del tempo prima di prendere queste decisioni. Questo è particolarmente vero quando l’individuo ha difficoltà a trovare il tribunale competente, il più delle volte a causa della separazione tra il tribunale amministrativo e quello giudiziario.

Questo è il motivo per cui la Francia è stata condannata il 10 febbraio 1995, in un caso (Allenet de Ribemont contro la Francia) in cui il tribunale giudiziario e quello amministrativo hanno rifiutato ciascuno di dichiararsi competenti. La Corte europea ha inoltre specificato che la giustizia deve essere accelerata, ogni volta che l’interesse della persona è direttamente in gioco, sia perché è incarcerata, sia perché la sua vita è limitata.

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