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Discussione

L’echinococcosi è un’antropozoonosi causata dalla forma larvale di un cestode della specie Echinococcus granulosis. L’idatidosi ossea è rara e costituisce dallo 0,5 al 2% di tutte le idatidosi. La contaminazione ossea è primaria, raramente secondaria, e avviene per via ematogena. La localizzazione vertebrale è la più grave a causa dell’aspetto esteso e complesso delle lesioni e della frequenza di estensione endocanalare e di danno neurologico per compressione del midollo spinale. Questa forma è spesso associata a un coinvolgimento costale.

La sintomatologia clinica è insidiosa e aspecifica, motivo per cui la diagnosi è spesso tardiva; si traduce in dolore toracico, tumefazione parietale, frattura, o manifestazioni neurologiche talvolta espresse da una sindrome da compressione midollare che testimonia l’invasione del canale midollare. La diagnosi si basa su argomenti epidemiologici, clinici, biologici e radiologici.

La tomografia computerizzata (TC) in associazione con un mieloscopio è l’esame di riferimento per la diagnosi di questa forma costo-vertebrale. Permette un’analisi fine delle lesioni ossee mostrando lesioni multi-localizzate di densità fluida con partizioni sottili, lisi ossea con osso corticale esploso laminato o rotto, per localizzare il processo espansivo, e può anche valutare l’estensione vertebrale, intra-canale e dei tessuti molli delle vescicole idatidi.

La risonanza magnetica ha attualmente un posto di scelta, mostra immagini caratteristiche dell’idatide di basso segnale su sequenze T1-pesate e di alto segnale su sequenze T2-pesate che non prendono contrasto tranne a volte in periferia. Ha il vantaggio, rispetto alla TAC, di valutare il rapporto delle cisti con le strutture vicine, in particolare i tessuti molli, soprattutto nella colonna vertebrale e nel midollo spinale. È obbligatorio in caso di coinvolgimento dell’arco posteriore della vertebra. Permette anche di giudicare la vitalità della cisti, che è suggerita da un iper-segnale T2, mentre la morte della cisti è sospettata da una diminuzione dell’intensità del segnale. I test immunologici sono positivi allo stadio di invasione o quando la ciste idatidea è rimodellata o fissurata. Hanno anche un ruolo nel follow-up post-terapeutico.

La chirurgia rimane il trattamento di scelta, consiste in un’ampia resezione delle ossa colpite e dei muscoli circostanti. Purtroppo questa resezione è raramente radicale e la recidiva è comune. L’obiettivo di questo intervento è quello di rimuovere la compressione nervosa e resecare l’intera cisti idatide.

La toracotomiaosterolaterale permette un approccio a tutti i corpi vertebrali della colonna dorsale e una resezione costale estesa ai muscoli e alle vertebre con possibilità di ricostruzione o osteosintesi e permette anche il trattamento di una localizzazione polmonare o mediastinica associata.

Un trattamento medico antiparassitario con albendazolo è raccomandato in associazione con la chirurgia pre e postoperatoria per prevenire le recidive o da solo ad alte dosi (800mg/d) nelle forme inoperabili per minimizzare il rischio di disseminazione per un lungo periodo (da 6 a 9 mesi).

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