Quando il servizio pubblico “personalizza”… Non si tratta solo di … di un teleservizio denominato “mon.service-public.fr”

Un’ordinanza del 18 giugno 2009 crea un teleservizio denominato “mon.service-public.fr”. Questa creazione è di competenza della Direzione Generale della Modernizzazione dello Stato, ma sul sito web dedicato alla modernizzazione dello Stato, la menzione di questo decreto non è ancora riportata. Tuttavia, utilizzando la scheda “i pilastri della modernizzazione”, è possibile consultare un paragrafo intitolato “semplificare il rapporto con l’utente”. Questo paragrafo si riferisce alla questione della facilitazione degli atti della vita quotidiana, pensata in termini di risparmio per lo Stato così come per gli utenti; si afferma che “la semplificazione del rapporto con gli utenti si basa … in gran parte sull’uso delle nuove tecnologie (procedure online, riorganizzazione dei sistemi di informazione…), per adattare lo Stato al suo tempo, rendere i servizi pubblici più accessibili e ridurre il posto della carta nella vita degli utenti.”

Il titolo dell’ordinanza del 18 giugno 2009 è particolarmente degno di nota. Il possessivo “mio” trasforma radicalmente la percezione della nozione di servizio pubblico. Ciò che prima rientrava nell’interesse generale, ciò che si opponeva all’interesse particolare, sarebbe ora inteso in relazione a “se stessi”? Certamente, la modificazione della nozione di servizio pubblico dal suo contenuto, dalla sua sostanza che è il servizio, ha generato negli ultimi anni, sotto la pressione di una riconfigurazione del principio di uguaglianza con l’enfasi sulla non discriminazione e seguendo le derive del presunto riconoscimento della diversità, alcune forme di individualizzazione dei servizi corrispondenti. Le funzioni della nozione di accomodamento ragionevole, utilizzata nel Canada francofono, avevano effettivamente portato a uno spostamento verso questo modello di fornitura di prestazioni in base a richieste specifiche, ma queste erano ancora intese in un contesto culturale, collettivo o, in mancanza, comunitario. La proposta che questo decreto sviluppa sullo sfondo è molto diversa. L’obiettivo è di personalizzare le relazioni tra le amministrazioni e un utente, di chiudere così il campo comunicazionale in un faccia a faccia senza altra interfaccia che questo “possesso” di un’inquadratura amministrativa digitalizzata.

Ma, come evocare un servizio pubblico degno di questo nome, un servizio fornito con questa qualificazione essenziale per il mantenimento del legame sociale, seguendo i meandri di una personalizzazione? Questa percezione risulta dunque molto più problematica dell’individualizzazione, già più o meno riconosciuta in vari campi, del servizio.

Creato a partire da un sito che doveva essere per tutti, per tutti, senza che una prospettiva solitaria potesse essere notata, senza che si sviluppassero modalità di identificazione degli internauti, cioè a partire dal sito “servizio-pubblico”.fr”, questo teleservizio si impegna in una strategia di monitoraggio e sorveglianza di ognuno dei cittadini che si collegano ad esso, obbligando, già in una certa misura e a lungo termine in larga misura, la composizione di metodi di ‘schedatura’. L’articolo 2 di questo decreto, un articolo sostanziale se mai ce ne fosse uno in questo breve testo, conferma che “questo teleservizio è la versione personalizzata del sito web “service-public.fr””. Poiché fornisce all'”utente-persona” un insieme di servizi accessibili via Internet, è necessario implementare dispositivi di identificazione. Senza dubbio, uno dei paragrafi di questo articolo specifica che “il sistema di identificazione degli utenti si basa su una federazione di identità che non porta alla creazione di un identificatore amministrativo unico per gli utenti”, ma si può dubitare dell’innocuità del processo.

Questo teleservizio che “mette a disposizione dell’utente un insieme di servizi accessibili via Internet” è, per il momento, inteso come un uso “opzionale”. Anche se strettamente limitato alla sfera personale, non permette di andare oltre il dominio dell’informazione pubblica: “i partner possono essere comunicati attraverso questo spazio solo le informazioni e i documenti che devono conoscere in virtù di un testo legislativo o regolamentare”. La scelta è dunque data ai cittadini di accontentarsi delle formule generali fornite dal sito di base “service-public.fr” o di utilizzare questo servizio personale: “L’accesso ai teleservizi dei partner attraverso questo teleservizio è facoltativo e non esclusivo di altri canali di accesso”.

Tuttavia, nella possessività annunciata, la questione del servizio pubblico si riduce ai servizi personali. Sono questi, sotto forma di informazioni amministrative soprattutto, che l’utente di Internet discernerà senza necessariamente conoscere i risultati. Si precisa così che “questi servizi sono accessibili a scelta dell’utente, per mezzo di un identificatore e di una password che egli avrà liberamente determinato o di un codice d’accesso che gli sarà stato inviato sul suo telefono cellulare, salvo nei casi in cui una funzione o un servizio richieda un modo particolare di identificazione come un certificato elettronico”. Le formule sono influenzate da un significativo grado di incertezza sulla necessità di rispettare la privacy. Il telefono cellulare diventa lo strumento privilegiato della tracciabilità dell’individuo in qualsiasi punto del territorio geografico e in qualsiasi punto del territorio digitale.

A parte il fatto che la prospettiva generale della modernizzazione delle amministrazioni pubbliche equivale a moltiplicare i circuiti digitalizzati per garantire una distanza meccanica tra le istituzioni del potere e i cittadini, non viene istituita alcuna barriera per, eventualmente, la loro, trasformare questo uso come obbligatorio…

Quando si prevede di organizzare un luogo di deposito per tutti per depositare un certo numero di documenti, come previsto dal 3° dell’articolo 2 del decreto del 18 giugno 2009, la questione della confidenzialità dei dati così registrati dovrà essere riproposta. Per questo sito, che vuole favorire la personalizzazione dei servizi pubblici e i cui effetti di atomizzazione non sono mai trascurabili, prevede di permettere agli utenti di “gestire e utilizzare i loro dati personali grazie a uno spazio di archiviazione che permette loro di conservare le informazioni su se stessi e i documenti e le prove di supporto di cui hanno bisogno per svolgere le procedure amministrative”. Certo, si specifica anche che “l’uso dello spazio di archiviazione è posto sotto il controllo e la responsabilità del suo titolare, che può disattivarlo o chiuderlo in qualsiasi momento”, così come si assicura che “solo l’utente può accedere ai dati contenuti nel suo spazio di archiviazione personale”, ma questo si intende “fuori dai casi previsti dalla legge”. Nessuna salvaguardia è proposta qui.

Quindi, le relazioni che un costituente avrebbe con le diverse autorità amministrative sono così inquadrate dalla tecnologia. Per il “mon.service-public.fr” gli permetterà di “gestire i suoi scambi con le autorità amministrative” (art. 2. 4°). La relazione tra i cittadini e le amministrazioni subirà dei cambiamenti sostanziali poiché, con il pretesto di un “ambiente sicuro” destinato a garantire “la crittografia di tutti i dati personali e delle comunicazioni con i partner del servizio così come la tracciabilità degli accessi e delle trasmissioni di dati”, queste assicurazioni non rispondono ancora a norme tecniche affidabili e intelligibili.

Qual è lo scopo di questo teleservizio che mina il carattere generale del servizio pubblico? Sarebbe così importante per un cittadino “personalizzare i suoi contenuti preferiti” (art. 2. 1°)? Sarebbe indispensabile per lui passare attraverso questo servizio per accedere ai servizi (art. 2. 2°) della Caisse des dépôts et consignations, della Caisse des dépôts et consignations, della Caisse nationale d’assurance vieillesse des travailleurs salariés, della Caisse centrale de la mutualité sociale agricole, della Caisse nationale d’allocations familiales, della Caisse nationale de l’assurance maladie des travailleurs salariés, della Agence centrale des organismes de sécurité sociale, del Pôle emploi?

Qual è lo scopo di questo teleservizio, che comporta il rischio di violare la protezione dei dati personali? Per l’accesso al teleservizio, leggendo l’articolo 3 dell’ordinanza del 18 giugno 2009, vale la pena chiedersi: “Le categorie di dati personali registrati sono le seguenti: l’identificatore di connessione scelto dall’utente; la password scelta dall’utente; il numero di cellulare dell’utente, se sceglie questa modalità di accesso; il certificato elettronico dell’utente, se sceglie questa modalità di accesso che permette l’accesso ai servizi che richiedono un livello di identificazione superiore.” Per l’utilizzo dello spazio di archiviazione, sempre secondo l’articolo 3, devono essere registrati anche i dati personali dell’utente che è coinvolto nella “precompilazione di moduli nell’ambito dei servizi offerti da “mon.service-public.fr”. Questi dati sono: civiltà; sesso; titolo (?); cognome, nome abituale o soprannome; nome/i; situazione familiare (!); numero di telefono fisso; numero di telefono mobile; numero di fax; data e luogo di nascita; indirizzo e-mail; indirizzo postale. E, per quanto riguarda la “parte relativa alla conservazione dei documenti e dei giustificativi”, bisogna aggiungere “i dati personali contenuti in questi documenti e i documenti necessari per lo svolgimento delle procedure amministrative”. Il monitoraggio dello spazio di archiviazione è quindi in qualche modo prevedibile: quali sono le caratteristiche di tali documenti e buoni?

La digitalizzazione delle relazioni tra amministrazioni e pubblico è ben avviata. La disumanizzazione delle relazioni tra le amministrazioni e il pubblico è in via di ratifica…

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