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1L’obiettivo di questa giornata era lo scambio sull’essenza stessa dell’archeologia, che richiede metodi di registrazione rigorosi. Queste sono le basi dell’approccio scientifico a un sito e della costruzione di un corpus. Questo incontro ha fornito l’opportunità di discutere e dibattere i diversi metodi di scavo, acquisizione e sfruttamento dei dati in archeologia. L’uso di nuove tecnologie, come tablet, droni, fotogrammetria e modellazione, è stato al centro di diverse presentazioni. Lo sviluppo di questi strumenti solleva nuove questioni riguardanti, tra l’altro, l’archiviazione dei dati. Durante tutta la giornata, si è parlato anche di banche dati, dalla loro creazione al loro uso, e anche alla loro condivisione. Come costruire un database per la creazione di un corpus? Come registrare i dati sul campo direttamente su un tablet? Come interpretare i dati registrati? Perché e come condividere un database? Queste domande sono state sollevate ripetutamente nelle relazioni e nei poster, così come nelle discussioni che hanno seguito i vari interventi.

2Questa 13a giornata di dottorato ha quindi affrontato due questioni fondamentali in archeologia: la prima riguarda i metodi di acquisizione dei dati sul campo e la seconda l’elaborazione di questi dati e l’uso dei database come strumento di compilazione e analisi delle informazioni archeologiche.

Registrazione e acquisizione dei dati sul campo

3Il primo passo nello studio di un sito archeologico è la registrazione dei dati sul campo. Questo è cruciale e condiziona la precisione dei risultati e delle analisi, quindi la loro interpretazione. Come possiamo capire i diversi metodi di registrazione? Si può e si deve prevedere una registrazione standardizzata per tutti i siti archeologici? Come affrontare la molteplicità dei termini usati nella registrazione dei dati?

Per un’archeologia ad alta tecnologia? Contributi e limiti dei nuovi strumenti

4Le nuove tecnologie sembrano essere una delle risposte innovative ai vari problemi sollevati dalla registrazione dei dati archeologici. La tavoletta digitale è sempre più utilizzata durante gli scavi; facilita la registrazione sul campo e mette fine alla fase di pulizia computerizzata dei dati dopo lo scavo, che richiede molto tempo. È in questa prospettiva che si è svolta parte del lavoro di Emilie Comes, Aurélie Terrier e Franck Chaléat sul sito di Akerentia, in Italia (Calabria). L’uso del programma iDig sviluppato per la Scuola Americana di Atene permette loro di registrare i dati sul campo su un tablet (Ipad). Sottolineano alcune difficoltà legate a questo tipo di registrazione, per esempio durante i pericoli meteorologici (vento, pioggia) così come la scarsa resistenza della batteria su alcuni tablet. In risposta a queste difficoltà, gli autori hanno scelto di raddoppiare la registrazione con una registrazione cartacea. Questo metodo sembra perdere i vantaggi dell’uso della tavoletta. I vari problemi tecnici incontrati potrebbero essere risolti utilizzando modelli di tablet più robusti e adattati al campo, come il tablet Panasonic touchbook attualmente utilizzato per alcune operazioni preventive. Quest’ultimo è resistente all’acqua e ha una lunga durata della batteria, oltre a un software di riconoscimento automatico della scrittura. È quindi perfettamente adatto alla registrazione sul campo e ai rischi legati al lavoro all’aperto.

5I vantaggi dell’uso delle nuove tecnologie sono particolarmente illustrati nel caso di interventi in un contesto subacqueo e subaquatico. L’intervento di Anh-Linh François ha mostrato il contributo significativo delle nuove tecnologie in questi contesti particolari, che sono, in parte, all’origine di questa disciplina e ne permettono l’evoluzione. Poiché il tempo di intervento durante l’immersione è limitato, l’uso di telecamere impermeabili e la fotogrammetria ci permette di “tornare” virtualmente sul sito dopo l’immersione. Inoltre, i metodi di prospezione indiretta, come la prospezione acustica e magnetica, offrono la possibilità di localizzare i resti potenziali prima dell’intervento. Infine, la robotica facilita l’esplorazione, come l’ultimo robot umanoide Ocean One. Alleggerisce anche il lavoro dei subacquei e aumenta considerevolmente i tempi di immersione (ROV, scafandro rigido).

L’omogeneizzazione dei dati: un problema ricorrente?

6I database creati per registrare le informazioni sul campo, o durante un inventario, sono molteplici. Nel progettare questi strumenti, gli autori sono spesso confrontati con un problema ricorrente: l’omogeneizzazione dei dati. Come i database frequentemente utilizzati in archeologia, il database iDig presentato da Émilie Comes, Aurélie Terrier e Franck Chaléat è stato progettato in parte per affrontare questa difficoltà. L’uso di elenchi a discesa permette di registrare le strutture in modo omogeneo. Uno dei vantaggi di questo sistema è anche quello di incoraggiare gli escavatori a compilare alcuni campi senza i quali non potranno convalidare il record. In linea con il risparmio di tempo ottenuto dall’uso del tablet, esso permette anche di armonizzare la registrazione dei dati e di evitare certi problemi legati alle registrazioni abituali (doppia numerazione, uso dei termini giusti, ecc.).

7Altri problemi sorgono quando diverse squadre straniere collaborano allo stesso scavo. Questo è evidenziato dal lavoro di Pauline Duval sulle modalità di registrazione del corpus ceramico di Changshan nel nord-est della Cina. L’obiettivo della cooperazione franco-cinese su questo sito è di armonizzare i metodi di scavo e di creare degli strumenti di trattamento dei dati comuni alle due squadre. In questo caso, l’armonizzazione della registrazione è tanto più complicata: la barriera linguistica e la differenza dei metodi utilizzati richiedono sia la traduzione che la discussione dei metodi di scavo utilizzati. La presentazione del database collaborativo ACoR di Jordan Boucard è un ottimo esempio di un tentativo di database trilingue (italiano, francese, inglese). La riflessione sui termini utilizzati e la loro diversità a seconda dei paesi è stata al centro di questo interrogatorio per poter creare un dizionario comune, con termini tecnici adattati in ogni lingua. Questo approccio permette di avere un record standardizzato in diversi siti e in diversi paesi.

I contributi della multidisciplinarietà in archeologia

8L’approccio ambientale ai siti archeologici ha continuato a svilupparsi come parte di un approccio multidisciplinare. Nuovi resti sono presi in considerazione quando si studia un sito, come gli ecofatti nei corpora archeologici o i dati geomorfologici. In questo campo, Kai Fechner, armato della sua lente d’ingrandimento, ha proposto di dare uno sguardo più da vicino al sedimento, creando una metodologia concreta per la registrazione del suolo che sia accessibile a tutti. Descrivendo le tredici caratteristiche più comuni del suolo, fornisce un metodo per registrare sistematicamente queste informazioni durante un’operazione sul campo. Questa metodologia vuole essere aperta a tutti per permettere di registrare i dati senza la presenza immediata di un geomorfologo sul sito, che generalmente è presente solo per pochi giorni su un sito. Il suo obiettivo è quello di sistematizzare la registrazione dei dati pedologici sui siti archeologici superando le difficoltà che possono incontrare gli archeologi non formati in questa disciplina. Questo tipo di dati permette una migliore descrizione delle sequenze stratigrafiche e aiuta a capire i processi di formazione. La realizzazione di questo record preliminare completa e facilita gli studi effettuati più tardi dai geomorfologi.

9L’uso di analisi specifiche delle scienze dure è stata la risposta data da Worrawit Boothaï sul sito protostorico di Pratu Pha, nel nord della Thailandia. Infatti, i depositi scoperti su ossa umane in questa grotta hanno sollevato molte domande sulla loro interpretazione. Le analisi che ha effettuato su questi depositi hanno permesso di precisare i trattamenti funerari specifici praticati su questo sito datato al IV millennio.

10I metodi di acquisizione dei dati sono al centro delle riflessioni relative al lavoro sul campo, con strumenti che permettono la registrazione dei dati “grezzi”, ma anche durante gli inventari, regolarmente realizzati nell’ambito dei lavori accademici. Le nuove tecnologie testimoniano l’evoluzione della pratica archeologica, che ha saputo adattarsi e sviluppare strumenti per migliorare un lavoro che può essere lungo e noioso. Tuttavia, l’uso di questi nuovi strumenti solleva diversi problemi poiché i dati raccolti sono sempre più numerosi e il loro peso esponenziale. La questione della conservazione di queste informazioni nel tempo è stata sollevata in molte occasioni dagli oratori. La carta, almeno per i rapporti finali delle operazioni, rimane essenziale e obbligatoria. I diversi interventi della giornata testimoniano bene la molteplicità dei database e delle tecnologie utilizzate per registrare le informazioni, il cui obiettivo finale è l’analisi di un sito, di un’area di studio o del mobile.

Dall’interpretazione alla condivisione dei dati

11Saranno qui evocati essenzialmente i database utilizzati dai dottorandi nelle loro ricerche. Questi ultimi hanno come obiettivo principale la realizzazione di sintesi e richiedono quindi la creazione di uno strumento adatto al trattamento di un gran numero di dati. Le banche dati si sono sviluppate dall’inizio dell’anno 2000; ognuna ha la sua architettura e organizzazione e permette di raccogliere dati per “catalogarli” e soprattutto per poterli interpretare. Le riflessioni sull’architettura del database (tabelle, voci, collegamenti, ecc.) sono centrali per la sua creazione. Thomas Fischbach ha presentato il database che ha creato per la registrazione delle sepolture merovingi e alsaziane. Anche Hélène Labit ha creato un database per il suo studio sugli anfiteatri del Nord Africa. In un altro registro, il database ARMORAXE, progettato da Lucie Beneteaud, centralizza tutti i dati archeologici e archeometrici risultanti dallo studio delle lame d’ascia in dolerite del Neolitico del Massiccio Armoricano. Questo strumento può essere utilizzato per gestire diversi tipi di dati con l’aiuto di tabelle specifiche riguardanti, ad esempio, la conservazione dei mobili, l’iconografia, l’ubicazione, ecc. Anne-Lise Baylé sta anche progettando la realizzazione di un database relazionale per il suo lavoro di tesi sui siti funerari in Etruria.

12I database presentati durante questa giornata sono stati tutti realizzati su software FileMaker. Questa scelta sembra essere orientata dall’insegnamento universitario francese, favorendo questo software proprietario che è meno costoso e spesso considerato come “più intuitivo”, da molti utenti, rispetto ad altri software. Tuttavia, può porre diversi problemi, soprattutto quando viene utilizzato in combinazione con software di analisi spaziale come QGIS. Altri software come Access, Excel o SQL sono sempre più favoriti nel contesto della ricerca universitaria. Permettono una maggiore libertà nella progettazione della struttura del database e nel loro trattamento post-digitale. Inoltre, SQL è un software open source, che lo rende più accessibile agli studenti, ma richiede l’apprendimento del codice, che non è ancora diffuso nell’educazione archeologica. Oltre a questi diversi aspetti, l’uso di diversi tipi di software solleva anche la questione del backup dei dati registrati su database il cui software è in continua evoluzione e potrebbe un giorno non essere più utilizzabile. È quindi necessario salvare i dati sotto forma di un foglio di calcolo o di un file di testo (.txt). La scelta del software utilizzato è particolarmente importante nella costituzione di un database, ma la sua interrogazione non sembra essere ancora sufficientemente sviluppata all’interno dei team di ricerca. La definizione a monte dei vantaggi e degli svantaggi che ogni software porta con sé dovrebbe essere discussa, condizionando l’uso che si vuole fare dei dati raccolti.

Il contributo della collaborazione e della condivisione dei dati

13L’intervento di Jordan Boucard sul riuso nella costruzione dei monumenti pubblici romani mira a studiare le tecniche di costruzione e a quantificare questa pratica nei monumenti della tarda antichità. Come menzionato sopra, il database, in tre lingue, permette la condivisione dei dati e la collaborazione tra questi tre paesi per il momento, che potrebbe poi essere condiviso con un numero maggiore di paesi (grazie all’uso dell’inglese). La registrazione delle informazioni nel database collaborativo ACoR, con calcoli sulla dimensione delle macerie, gli permette di confrontare la realtà archeologica e i dati bibliografici. Questo lavoro analitico rinnova la nostra visione del riuso nel periodo romano e ci permetterà di precisare le modalità della sua attuazione. Questo lavoro non sarebbe stato probabilmente possibile senza la collaborazione tra diversi gruppi di ricerca, offrendo la possibilità a Jordan, di uno studio comparativo approfondito.

14Infine, il caso del database Oxalid è un ottimo esempio di messa in rete e condivisione dei dati. I dati messi a disposizione hanno permesso a Céline Tomczyk, Kévin Costa e Alain Giosa di tentare di identificare le aree archeologiche di approvvigionamento di rame. Il database in questione compila analisi isotopiche effettuate su minerali e mobili, principalmente datati all’età del bronzo. Utilizzando un’elaborazione statistica avanzata, hanno proposto un nuovo modello per determinare le fonti e i depositi di rame utilizzati nella fabbricazione di alcuni manufatti. Per convalidare il modello proposto, il database deve essere alimentato, come indica giustamente l’articolo. Quest’ultimo dimostra che la messa in comune dei dati e le collaborazioni tra specialisti permettono lo sviluppo di approcci complementari e di nuovi risultati.

Analisi e integrazione dei dati antichi

15Molti siti furono scavati già nel XIX secolo. Questi hanno fornito i primi dati archeologici come le piante del sito. Attraverso le comunicazioni, abbiamo potuto vedere le difficoltà che incontrano i ricercatori quando devono combinare dati antichi e recenti.

16Carole Quatrelivre si è trovata di fronte a problemi simili quando ha ripreso la documentazione del sito di culto protostorico di Gournay-sur-Aronde. La compilazione dei vari dati degli scavi effettuati a partire dagli anni ’70 si è rivelata un compito complesso. Le ricerche d’archivio mostrano la dispersione (e a volte la scomparsa) delle informazioni raccolte durante le operazioni, e la difficoltà di analizzare insieme i dati di diversi scavi. Gli studi condotti su siti che sono stati scavati per molto tempo mettono necessariamente gli archeologi di fronte alla storia della ricerca archeologica. Questo solleva la questione del trattamento congiunto di dati vecchi e recenti. I dati delle vecchie operazioni, anche se di una precisione diversa da quelli degli scavi attuali, sono informazioni importanti che devono essere prese in considerazione durante uno studio. È quindi necessario mettere a punto tecniche di registrazione ed elaborazione dei dati che permettano di trattare congiuntamente questi due tipi di informazioni.

Valutazioni e prospettive

  • 1 Diverse giornate di studio e simposi sono già stati tenuti su questo tema. Per citarne solo uno (…)

17La molteplicità degli strumenti oggi a nostra disposizione, i software utilizzati, la conservazione e la condivisione dei dati è, in archeologia, un tema al centro delle nostre attuali preoccupazioni. Questo libro raccoglie vari articoli della ricerca di dottorato. Questi riflettono la diversità di questi nuovi metodi di registrazione e i progressi che hanno prodotto nel campo archeologico, da un lato, e le difficoltà di gestire e condividere questi dati, dall’altro. In effetti, la questione delle versioni di software obsolete è da porre: il software che facilita il salvataggio dei dati nel software libero sembra una risposta pertinente. Inoltre, nessun software sembra oggi capace di integrare il 3D per studiarlo all’interno dello stesso database, mentre questo tipo di pratica si sta sviluppando sui siti archeologici. Tutte queste questioni sono state a lungo affrontate nell’archeologia preventiva così come attraverso colloqui e giornate di studio dedicate a queste questioni metodologiche e alle nuove tecnologie1.

18L’uso delle nuove tecnologie durante la registrazione dei dati sul campo solleva molte domande. Anche se il tablet sembra essere democratizzato come strumento di registrazione per i suoi numerosi vantaggi, menzionati durante diversi interventi, c’è anche incertezza sull’abbandono totale della registrazione su carta. La presentazione del sito di Akerentia ci mostra che gli autori hanno difficoltà ad abbandonare i tradizionali taccuini di scavo e i file statunitensi, citando diversi problemi che potrebbero sorgere dalla registrazione digitale (possibili bug, pericoli del tempo, ecc.). Tuttavia, questa persistenza della registrazione cartacea si riferisce soprattutto a un bisogno di interpretare certi dati piuttosto che registrarli semplicemente così come sono. I diversi interventi mostrano la difficoltà di differenziare tra la fase di registrazione sul campo e quella di interpretazione: sono due fasi che non richiedono gli stessi strumenti o la stessa riflessione. I database compilati tramite tablet dovrebbero permettere solo la registrazione dei dati, non la loro interpretazione sul campo; quest’ultimo passo viene normalmente fatto dopo lo scavo, quando tutti gli elementi dello scavo sono stati elaborati e permettono una sintesi del sito. Inoltre, è necessario pensare al mezzo più adatto per la registrazione digitale sul campo (diverse gamme di tablet).

  • 2 Questo lavoro è stato presentato nei workshop SitRaDa:https://sitrada.hypotheses.org/progr (…)

19Uno dei problemi sollevati durante questa giornata di studio è quello della terminologia. Come condividere i dati quando non abbiamo un vocabolario comune? I termini utilizzati per designare la stessa parola possono variare all’interno di un paese, con, in particolare, significative differenze regionali, e quindi da un sito all’altro. Così, i problemi di comunicazione possono sorgere anche a livello del sito e portare a incomprensioni o perdite di informazioni. Questo è tanto più importante in quanto la lingua è diversa. Quando si devono tradurre dati espressi in un’altra lingua, i problemi terminologici sono i più significativi. Alcuni termini potrebbero non essere traducibili perché sono specifici della lingua originale o di una diversa storia dell’archeologia. Alcune lingue possono usare una sola parola per un oggetto, mentre altre lingue possono avere una gamma di espressioni per lo stesso oggetto. Di fronte a queste difficoltà, sembra talvolta difficile armonizzare i dati al momento della registrazione. La creazione di un unico vocabolario per la registrazione dei dati archeologici renderebbe più facile la condivisione dei dati. Questa impresa richiede un vocabolario comune che a volte è difficile da attuare su scala globale. Questo progetto di standardizzazione dei dati è attualmente in corso all’Inrap, dove Christophe Tuffery sta lavorando sull’armonizzazione e l’interoperabilità dei database archeologici2. La soluzione a questo problema potrebbe anche essere la creazione di un unico database da utilizzare per gli scavi archeologici effettuati all’interno della stessa regione o settore. Questa soluzione comincia ad essere adottata, in particolare nella regione Centre e in Champagne-Ardenne, dove sono state create due banche dati per la registrazione sul campo. Il primo si chiama CADoc ed è stato creato da Thomas Guillemard (Font, 2014). Il secondo è stato creato da Julie Boudry (Inrap) e Yoann Rabasté (Inrap); è utilizzato insieme a un tablet per la registrazione sul campo e questo su diversi siti (Boudry 2017).

20Le presentazioni dei diversi comunicanti hanno permesso di notare la molteplicità dei database creati nell’ambito di lavori universitari, progetti di ricerca o scavi. Il tema della giornata era la registrazione, l’interpretazione e la condivisione dei dati, eppure quest’ultimo tema non è stato quasi menzionato durante le presentazioni. Sembra che sia difficile mettere in comune i dati e condividerli su scala regionale o nazionale. Anche la condivisione dei database sul campo con l’obiettivo di armonizzare le registrazioni potrebbe essere presa in considerazione, ma se ne parla poco nelle varie presentazioni.

21I ricercatori sembrano affrontare diversi problemi quando viene sollevata la questione della condivisione dei dati e degli strumenti, comprese le questioni dei diritti e della proprietà dei dati, che spesso impediscono o limitano la condivisione. Fino a che punto i dati possono essere condivisi nel contesto di una tesi, quando il dottorando non è necessariamente l’autore? Eppure, la condivisione a volte sembra essere necessaria per ottenere dati comparativi, o per essere sfruttata in modi diversi, combinando le specialità di ciascuno. È il caso del database online Oxalid, che ha permesso un’analisi innovativa di questi dati isotopici. Anche se siamo tutti consapevoli della necessità di condividere i dati, specialmente con l’obiettivo di un approccio comparativo semplificato, questo non è facile, e non è ancora ampiamente praticato in archeologia.

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