UFR/SYDIA TOURE OR CHRONICLE OF A MACHIAVELIC ARITHMETIC IN DECADENCE (Alpha Boubacar Bah)

È stato spesso, giustamente considerato che la Direzione Nazionale dell’UFDG e il suo Presidente, hanno mostrato fin troppa buona fede politica per riunire le forze disperse in una potente forza di opposizione diretta all’alternanza democratica. Bisogna dire che raramente hanno guardato l’atteggiamento camaleontico e la malafede dell’UFR (a lungo considerato il partner più sicuro) che, sotto la guida di Sydia Touré, naviga tra l’incertezza delle sue scelte, l’incostanza nel posizionamento e la paura di scomparire almeno dal 2010.

Dall’opportunità aritmetica politica di Sydia Toure.

Molti politici, in Africa come altrove, coltivano l’idea che fare politica si riduce prima e forse esclusivamente a mantenere il potere a qualunque costo. Questo è il famoso postulato machiavelliano della giustificazione dei mezzi con i fini. Non ci si rende conto, quindi, che tutti questi pseudo politici o non hanno mai letto la sostanza politica dei principi di Machiavelli o conoscono poco e molto poco il contesto del pensiero dell’ex alto ufficiale italiano. Così che nel loro approccio al campo politico e nell’analisi della geografia politica si sentono obbligati a trovare che un discorso politico vincente è un discorso privo di qualsiasi base morale e di qualsiasi palpabile legittimità intellettuale.

In Guinea, per dirla semplicemente, l’UFR si è convinta che la cosa principale è servire i propri interessi a scapito di quelli dell’intera nazione, anche se ciò significa creare le situazioni più esplosive. Il fine giustificherebbe i mezzi…

Eravamo nel 2010:

Elezioni presidenziali dopo un regime militare e dopo il famoso 28 settembre, Sydia Touré facendo campagna elettorale in un paese indebolito e in un periodo di dubbi, ha trovato politicamente succoso creare le condizioni per uno scontro interetnico tra militanti di diversi partiti politici. Il flip-flop del secondo turno deve essere inteso non come una scelta di realismo o una scelta di ragione, ma come una scelta di opportunismo aritmetico. In effetti, la tabella matematica delle elezioni offriva più possibilità all’UFR di assaporare i privilegi del potere unendosi alla maggioranza UFDG che unendosi alla minoranza RPG. Ma questo era senza contare con la magia politico-elettorale che mentre impediva al legittimo eletto di guidare, infrangeva i sogni di primato e ministeri dell’UFR.

Ho detto sopra “opportunità aritmetica” ecco il termine che può riassumere l’atteggiamento politico dell’UFR. Il malsano calcolo politico di Sydia Toure riassume la Guinea ad una rigida equazione tra estremismi etnici. Questo calcolo lo ha portato a scegliere la presunta trasversalità del suo partito come punto d’orco di un posizionamento politico con l’unico scopo di giustificare la sua probabile legittimazione attraverso l’esclusione e il disprezzo degli altri candidati di cui principalmente quello dell’UFDG.

Per raggiungere questo obiettivo, nulla è lasciato al caso nella sordida manipolazione psicologica dei conflitti latenti tra le popolazioni che hanno convissuto per decenni.
Dopo aver considerato fin dall’inizio che i guineani non erano pronti ad ammettere un presidente di origine fulani, Sydia Toure getta nella mischia la teoria che l’unica forza politica capace di battere Alpha Condé in un secondo turno è l’UFR. Sacrilegio? Oh no! Si tratta infatti di un’aritmetica politica la cui sostanza può essere riassunta così: “Gli elettori Fulani e Malinke sono i più numerosi, se passo al secondo turno alcuni, data la loro rivalità, mi sceglieranno contro gli altri” Questo è ciò che motiverà la sua strategia della candidatura unica a suo favore durante le elezioni presidenziali del 2015. Che bassezza politica.

Siamo arrivati al 2013. Elezioni legislative. L’UFR, questo partito che pretende di essere amato da tutti i guineani, non si fa scrupoli ad allearsi con Cellou Dalein Diallo e ad approfittare della generosità dell’UFDG. Ha detto che dubitava della capacità del leader dell’UFDG di vincere il voto dei guineani per pura logica aritmetica. Dieci deputati, grazie al troppo corretto UFDG in un’alleanza che ha rivelato che la leva dell’opposizione politica è bene con l’UFDG. Anche qui il calcolo era tanto malsano quanto avido. L’UFDG non accetterà di allearsi con me. Ma se mi alleo con Cellou Dalein Diallo, avrò il sostegno dei suoi elettori in certe circoscrizioni. Questa generosità della UFDG gli è valsa molti problemi con gli alleati come la PEDN di Lansana Kouyate e la NGR di Abé Sylla che hanno giustamente accusato Cellou di aver dato tutto a Sydia Touré e alla sua UFR a loro danno.
Poi arriva il 2015, la frode elettorale consumata con la sua complicità, Sydia sente che le leve del potere sono nelle mani di Alpha Conde. Senza vergogna negozia e ottiene un posto di Alto Rappresentante e un ministero per il suo partito. Finora tutto sembra essere perfetto per l’UFR che partecipa al potere sia nell’Assemblea che nel governo. Non è questo l’obiettivo di un partito politico? Esercitare o partecipare all’esercizio del potere?

Ma nel caso dell’UFR oltre al tradimento, alla debolezza d’animo e al malsano calcolo politico, c’è il disprezzo e una volontà feroce di vedere l’orientamento politico nazionale prosperare solo in direzione dei propri interessi. La prova più evidente è l’incoerenza nel definire l’identità politica

Dell’incoerenza nel definire l’identità politica della RFU

Ci sono fattori universalmente accettati che determinano la composizione di un uomo che è veloce a prendere il potere: Mi interessa qui la coerenza, o dovrei dire l’incoerenza, che il signor Sydia ha dimostrato da quando ha preso in mano l’UFR. Sembra che si stia comportando come un commerciante che cerca la migliore offerta commerciale. A volte è un avversario, a volte un indipendente. A volte collabora con il governo, a volte è un centrista.
Non c’è niente di più sconcertante che navigare a vista. Nessun soldato seguirebbe un generale che improvvisa piani secondo i suoi umori e giudizi senza tener conto di alcuno standard militare.

La fedeltà ai suoi attivisti, la costanza nel sacrificio e nel combattimento, costituiscono la forza di un leader politico. Di cosa mai si lamentano i dirigenti dell’UFR quando vendono la devozione dei loro valorosi militanti per il prezzo dei loro privilegi.

Di quale legittimità parlano oggi quando sono nutriti e riciclati nel bilancio dello Stato per missioni di marionette attraverso un posto di cartone? Inoltre, perché questo signore non dovrebbe comunicare sul suo ruolo di Alto Rappresentante, le sue missioni, i suoi successi e fallimenti. Non ha detto che dovremmo lavorare insieme per la felicità dei guineani? Perché riversano così, questi funzionari dell’UFR, il loro odio verso l’altro.

L’UFR che progettava un eterno scontro etnico ha appena visto il vento soffiare così forte che questa possibilità si allontana giorno dopo giorno, rendendosi conto in effetti che è solo un piccolo pollice.

Quando ci si sorprende di essere insignificanti ci si dà soddisfazione facendo rumore

Il campo politico guineano si sta ridisegnando e fa emergere due grandi forze, all’interno delle quali si giocherà l’alternanza o la non alternanza, a seconda dei rapporti di forza che mantengono e del livello di visione dei leader di ciascuna parte. Il risultato dell’appeasement politico può essere benefico se favorisce alla lunga, se non una modellazione dei fondamenti della politica guineana, almeno un’alternanza transitoria verso una vera nazione priva di impulsi etno strategici. Può anche essere non vantaggioso se la buona fede degli attori è messa in discussione e se tutto questo era in realtà solo una scena teatrale, una comunicazione politica. E se questo è purtroppo il caso, il capo dello Stato sarà l’unico responsabile di ciò che accadrà. Contrariamente a quello che la gente vuole credere, Cellou Dalein Diallo esce da questo atto, dimostrando di essere un grande statista che mette avanti l’interesse superiore della nazione. Ecco perché, in caso di rinnegamento dei propri impegni da parte di Alpha Conde, il popolo della Guinea nella sua grande maggioranza, si unirà al leader dell’opposizione per combatterlo. Sarà giustamente considerato come l’ostacolo all’unità, alla pace e alla prosperità del nostro paese. Questa è la sua ultima possibilità.

Una delle conseguenze dirette di questo clima di de-escalation è la concentrazione delle forze politiche intorno ai due grandi movimenti. Il movimento presidenziale guidato dal RPG arc-en-ciel e l’opposizione guidata dall’UFDG. Questa è una tendenza incompiuta del bipartitismo. Ovviamente, è difficile che una terza forza emerga in queste condizioni quando i due grandi partiti detengono più del 90% dell’elettorato. È questa realtà implacabile che la RFU deve affrontare.

Si rende conto di essere insignificante e di non avere altro contenuto che quello che i due grandi giocatori le offrono come margine. Ma una botte vuota fa sempre rumore.

Ciò che delude è la tendenza dell’UFR a trovare da un lato un solo responsabile della sua deplorevole situazione e dall’altro a riportare il dibattito politico su argomenti poco utili, improduttivi e soprattutto poco convenzionali oltre che vergognosi. I dirigenti dell’UFR, alcuni dei quali hanno ricevuto un’educazione di alto livello, accettano in un’indegnità propria di un calcolo malsano di rifare il brutto dibattito dell’etnia nello schema politico guineano.

La Guinea ha le sue realtà che nessun politico serio ignora. Il ruolo dei politici è quello di creare le condizioni affinché i fondamenti del carattere repubblicano di uno stato di diritti siano rispettati. Le parole scioccanti dei movimenti di estrema destra europei non possono essere mezzi utili per un paese già ammaccato a tutti i livelli. È altrove, nell’incontro e non nell’assemblea, nel dialogo e non nella fedeltà, nel partenariato e non nella rappresentanza, insomma in un civile equilibrio di potere che troveremo le risorse per passare il corso dell’alternanza in pace e per pensare finalmente allo sviluppo del nostro bel paese.

E se sognassimo la nazione piuttosto che la divisione in gruppi etnici

Possiamo, giustamente, che siamo dell’opposizione o del movimento, avere delle riserve sulle conclusioni del dialogo interguineano, sui suoi stessi pilastri e sulla volontà del governo in particolare di andare fino in fondo ad una logica strutturale di appeasement e non di atteggiamento congiunturale. Possiamo da tutte le parti esprimere il desiderio che questo dialogo sarebbe dovuto essere più inclusivo e più ampio, perché non renderlo addirittura simile a una sorta di consultazione nazionale in cui le diverse componenti della nazione avrebbero utilizzato dei forum popolari per sfogare le loro frustrazioni, esprimere la profondità dei loro sentimenti e liberarsi dalle paure che le animano. Un paese che ha bisogno di catarsi in ogni fase cruciale. Tuttavia, nessun leader politico serio può desiderare come fanno quelli dell’UFR, il mantenimento del paese e dei suoi cittadini in rigidi antagonismi e molle irrazionali che aprono il paese, le vie di un’avventura dalle conseguenze imprevedibili.

Un partito come l’UFDG avendo subito tutti gli stereotipi e tutte le frustrazioni possibili, non può volere il paese nel caos permanente con ciò che questo comporta come conseguenze.

Il signor Sydia Toure può continuare le sue riflessioni e i suoi piccoli calcoli di un diavolo frustrato, alla ricerca di offerte da fare sotto l’altare del potere.

L’ambizione primaria di Cellou Dalein Diallo per la Guinea è quella di rafforzare la democrazia, di vederla fiorire in tutte le sue dimensioni. Per lui, è essenziale che ognuno di noi contribuisca alla costruzione e al consolidamento di una nuova Guinea unita e prospera. Il leader dell’UFDG vuole, con le sue azioni e parole, dimostrare che tutti insieme possiamo abolire tutte le barriere artificiali erette tra noi cittadini della Guinea. Questa è la visione dell’UFDG, lontana dalle farneticazioni infantili di oscuri e indegni leader politici.

Alpha Boubacar Bah

Membro dell’ufficio esecutivo dell’UFDG

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